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#Punk by Nora Chipaumire. Photo by Riccardo Panozzo

24 agosto 2018 Commenti disabilitati su The body as an archive | “#Punk” by Nora Chipaumire Views: 391 Migrant Bodies, News, Read, Reviews

The body as an archive | “#Punk” by Nora Chipaumire

IL TESTO ITALIANO SEGUE QUELLO INGLESE

#Punk by Nora Chipaumire. Photo by Riccardo Panozzo

#Punk by Nora Chipaumire. Photo by Riccardo Panozzo

22 August, 2018 | “Decolonization, which sets out to change the order of the world, is, obviously, a program of complete disorder.” Fighting words from the incendiary pages of a 1961 book that sparked the disputation about the plight of Africa throughout the West, The Wretched of the Earth by the Martiniquan psychiatrist and author Frantz Fanon. “Another Africa is possible, an Africa reconciled with itself” — more recently wrote the Malian writer and political activist Aminata Traorè.

With her #Punk show, Nora Chipaumire seems to take stock of the issue, showing us the open wound of a neglected and still bleeding Africa. Hers is a rally, a punk rock concert, a rave, a show, a farce, an acute denunciation; a request for help with a dagger pointed right at the audience’s throat. “Are you ready?” she exhorts us from a desecrated stage, where she has already invited members of the audience to come up as co-actors in the scene. We stayed put in the audience, yet we were urged to “Stand up” by the performer.

#Punk by Nora Chipaumire. Photo by Riccardo Panozzo

#Punk by Nora Chipaumire. Photo by Riccardo Panozzo

The clichés on African rage are ferociously slain. Dissonance, parody and atavistic battle cries are remixed in pop-rock and enacted out in trainers and black Adidas tracksuits. The frontally of the scene is abraded by the house lights which were left on for the duration of the performance. “Come to Africa, now!” — they chant, while the multitrack audio, with a live electric guitar playing over the backing track, erupts loudly into the face of the audience like an almighty slap. Aggressive and disheartened, Nora attempts to involve a preponderantly white audiences, first winking an invitation to participate actively in the show, and then punishing them with an onslaught of thunderous noise that blows everything to smithereens. “Future — the future is up to you” is heard from the stage while we are hit by an unyielding and excessive sound that pummels our eardrums. Why was this noise chosen to convey Africa? A war of sounds, a scream mixed with blood, a tumult of voices, personalities and music shaken and stirred concomitantly: Grace Jones, Patty Smith and Rith Nzele are evoked to rekindle the rebellion, to provoke it, to recount it. “Are you ready?” — the performers ask us. Ready for what? Perhaps to endure the potent J’accuse against us colonialist whites, perhaps for us to profess our sins, perhaps to wish to see what is really going on in Africa. Perchance to know how to console and forgive the rape of a whole continent, and that of actual flesh and blood humans, who continue to be violated in body and vision.

#Punk by Nora Chipaumire. Photo by Riccardo Panozzo

#Punk by Nora Chipaumire. Photo by Riccardo Panozzo

But why this racket? It is the drone of weaponry, the din of war, the resonance of innocent blood spilt. A phantasmagorical vision looms large on stage. Death, rebellion, repression, revolt, violence, abuse, invisible and intangible parades, evoked by those noises that can shatter emotions. It is a voodoo ritual, the one we witness, that finally makes us see what is happening outside of “Fortress Europe”, to wrench us from indifference and harrow our hearts with awareness. “Africa. Go to Africa”, “A step in the future”, “Stand up”. We, the onlookers, engage and react in varying ways to this enigmatic invitation, which sounds as though it was both a curse and a wish. There are those who sink deep and depleted into their seats while there are others who dance in rhythm, some who take notes, some who can not decide whether to get up and walk out or go on a rant. But in the orgy of the final applause the absolution of the white man to himself is accomplished. We file out of the theatre, oblivious, just as Fela Kuti scorned in Zombie, and turn our backs against it. Yet in spite of everything, it is not guilt but a sense of gratitude that we feel towards Nora Chipaumire. Maybe the voodoo worked: the aspiration of an Africa reconciled with itself (and with the West) here came back to life.

Text by Anna Trevisan

English translation by Jim Sunderland

Photos by Riccardo Panozzo

22 Agosto 2018

Operaestate- B.Motion Danza, Bassano del Grappa, Teatro Remondini
#PUNK
Choreography: Nora Chipaumire
Performers: Nora Chipaumire e Shamar Watt
Sound: Nora Chipaumire e Shamar Watt
Costumes: Nora Chipaumire
Manager: Loris Bradley

 

TESTO ITALIANO

#Punk by Nora Chipaumire. Photo by Riccardo Panozzo

#Punk by Nora Chipaumire. Photo by Riccardo Panozzo

Nel 1961 lo psichiatra e scrittore Franz Fanon pubblicava I dannati della terra, un testo cruciale le cui parole incandescenti contribuirono ad accendere il dibattito nel mondo occidentale sulla questione africana.“La decolonizzazione, che si propone di mutare l’ordine universale, è, come si vede, un programma di disordine assoluto” – si legge. In tempi più recenti la politica e scrittrice maliana Aminata Traorè ha scritto: “Un’altra Africa è possibile, un’Africa riconciliata con sé stessa”.

Con il suo spettacolo #Punk, Nora Chipaumire sembra fare il punto sulla questione, mostrandoci la ferita aperta di un Africa ancora perduta e sanguinante. “Are you ready?” ci chiede da un palco profanato, dove ha invitato a salire anche parte del pubblico che diventa co-attore della scena. Noi rimasti in platea siamo chiamati a stare in piedi. “Stand up” incita il performer. I cliché sulla rabbia africana vengono sbertucciati con ferocia . Dissonanza, parodia e ataviche urla di guerra remixate in chiave pop rock sono interpretate in scarpe da ginnastica e tuta nera della Adidas. Il suo è un comizio, un concerto punk rock, un rave, uno spettacolo, una farsa, una affilata denuncia, una richiesta di aiuto con un pugnale puntato alla gola del pubblico.

#Punk by Nora Chipaumire. Photo by Riccardo Panozzo

#Punk by Nora Chipaumire. Photo by Riccardo Panozzo

La frontalità scenica viene disintegrata dalle luci di sala lasciate accese per tutta la durata dello spettacolo. ”Come in Africa, now!” – ripetono, mentre il suono multitraccia della colonna sonora, in parte eseguita live da una chitarra elettrica e in parte registrata, scoppia ad un volume esagerato in faccia al pubblico, come uno schiaffo.

Arrabbiata, aggressiva, infinitamente desolata Nora tenta di coinvolgere un pubblico quasi interamente di bianchi, prima ammiccandogli con l’invito a partecipare attivamente allo show e poi punendolo con la messa a nudo di un clamoroso rumore che bombarda tutto. “Future”, “The future is up to you” – si sente pronunciare dal palco mentre ci raggiunge un suono durissimo ed eccessivo che ci percuote i timpani. Perché è stato scelto questo rumore per raccontare l’Africa? Un urlo mescolato di sangue, una guerra di suoni, una ridda di voci, di personaggi e musiche agitati e shakerati insieme: Grace Jones, Patty Smith e Rit Nzele sono evocati per resuscitare la ribellione, per provocarla, per raccontarla.

#Punk by Nora Chipaumire. Photo by Riccardo Panozzo

#Punk by Nora Chipaumire. Photo by Riccardo Panozzo

“Are you ready?”. Pronti a che cosa? Non lo sappiamo. Forse a sopportare il suo potente j’accuse contro gli uomini bianchi, forse ad ammettere le nostre colpe, forse a voler vedere quanto realmente sta accadendo in Africa. Forse a saper consolare e perdonare lo stupro di un continente intero e quello di persone in carne ed ossa che, anche mentre scriviamo, vengono violate nel corpo e nell’immaginario.

È il rumore delle armi, è il rumore della guerra, è il rumore del sangue di innocenti la visione fantasmagorica che si profila sul palco. Morte, ribellione, repressione, rivolta, violenze, soprusi sfilano invisibili ed intangibili sul palco, evocate dal frastuono sonoro che ci sconquassa le emozioni. È un rito vodoo per farci finalmente vedere che cosa sta succedendo fuori dalla “Fortezza Europa”, per strapparci di dosso l’indifferenza e infilzarci di consapevolezza il cuore. “Africa. Go to Africa”, “A step in the future”, “Stand up”. Noi pubblico subiamo e reagiamo in modi diversi a quest’ambivalente invito, che suona come una maledizione e come un augurio. C’è chi sprofonda avvilito ed esausto nella poltrona, chi balla a ritmo, chi prende appunti, chi non sa decidere se alzarsi ed andarsene o inveire.  Ma nell’orgia di applausi finali si consuma l’assoluzione dell’uomo bianco a se stesso. Noi, inconsapevoli Zombie, come cantava Fela Kuti, usciamo dal teatro, e gli voltiamo, nostro malgrado, le spalle. Eppure, non è un senso di colpa ma un senso di gratitudine quello che proviamo verso Nora Chipaumire. Forse, il rito voodoo ha funzionato: il sogno di una riconciliazione dell’Africa con se stessa e con l’Occidente è stato resuscitato.

Testo di Anna Trevisan

Foto di Riccardo Panozzo

22 Agosto 2018
Operaestate- B.Motion Danza, Bassano del Grappa, Teatro Remondini
#PUNK
Coreografia: Nora Chipaumire
Interpreti: Nora Chipaumire e Shamar Watt
Suono: Nora Chipaumire e Shamar Watt
Costumi: Nora Chipaumire
Manager Loris Bradley

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