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21 agosto 2023 Commenti disabilitati su REVIEW | “How to. A score. Bassano” by Mia Habib/Dance Well Group ENG/ITA Views: 1017 Dance Well, News, Read, Reviews

REVIEW | “How to. A score. Bassano” by Mia Habib/Dance Well Group ENG/ITA

BMotion Danza, 17 August  2023 | Before we are ushered into the three rooms in which How To. A Score. Bassano will play out, Mia Habib gives us a brief introduction to this vast and complex endeavour. It has involved five other countries (South Africa, USA, France, Brazil, Turkey and Norway) and as many artists working on five different themes: post-apartheid trauma, justice and racial discrimination, childhood autism, the integration of indigenous communities, the elderly and the phenomenon of urban gentrification.

The first room offers us an interlude, with photographs and audiovisual material documenting the various stages of the project. After walking through, exploring and studying the themes, we all descend the stairs, guided by fluorescent lines and with words documenting the emotional, intellectual and creative steps of the process that led to the performance that we were about to witness, thanks to the collaboration with the Dance Well group (Italy).

Below is our account.

“The alders in the front line
Began the affray.
Willow and rowan-tree
Were tardy in array.
[…]
Great was the gorse in battle,
And the ivy at his prime;
The hazel was arbiter
At this charmed time.”
Robert Graves, The White Goddess (The Battle of the Trees)

 

Woodland aromas welcomes us in. A viridescent fragrance dangles from fronded strands, garlanded with photos and folios full of text.
We pass through this ‘living archive’ – as Mia Habib defines the scenography curated by Liam Monzer Alzafari – and lose ourselves in the meanderings of moments suspended in memory: laughter between the performers during rehearsals, then hugs, hand-to-hand contact, skin-against-skin: the intensity captured by photographer Anna Kushnirenko.
We visually leaf through the word-recollections of these creative voyages, amidst intimate intimations, shared thoughts and free associations.
Just when we are about to lose ourselves in the forest, wandering “off the beaten track”, we are bid to sit on chairs, facing away from the sylvan installation.
We became aware that we are all looking in the wrong direction: what inveigled our attention was back there, behind us. So we twisted ourselves around, compelled to assume unnatural contortions.
Suddenly, like gusts of wind, like handfuls of seeds swept up into the air, the Dance Well bodies bestrew the leafy installation. In the packed silence of the gymnasium, their bodies reach out to us, brush against us, pass through us and go beyond, towards the white wall.
One by one, these silent bodies lean against the partitions, to then disappear behind large branches; olive, laurel, privet.
The tree-bodies touch the leaves, agitate the branches, and in shaking them, disseminate a pungent aroma throughout the space, accompanied by the scrunching sounds of now scattered, dry crumpled leaves, raked-up across the floor and against the wall.
Together, the tree-bodies build an arboreal architecture which branches out into active poses. The boughs and foliage evolve into prostheses, into natural extensions of the limbs, into involuntary amplifications of the sound generated by every slight corporeal movement.
A flurry in the air, the scrape of the twig tips on the flooring, the rustle of leafage dragged around and then tossed fluttering into the air, fanning the room with a breeze which helps us breathe.
The movement of that foliage and those sprigs swept away dirt, and everything else that frightens us and pollutes our air. They drive out demons, they exile evil, they thrash it and then caress it, oxygenating the atmosphere.
The rebellion of the forest has begun. The dance of the trees is a cry against aggression, in opposition to the constant violation of their realm.
The tree-bodies move through space like hybrid shamans, half human and half plant, gathered in consensus to break up and disperse an unseen attack.
Eva, one of the performers, consecrates us with feathery frondescence and clasps its bare stems like claws.
A song is released in a whisper of lips, resting on the bushy surfaces as if they were musical instruments. The audience listens to this clandestine recital, which is carried from branch to branch, mouth to mouth, ear to ear, precipitating the ignition of invisible connections, now activated, illuminating myriad pathways and linking each of us to one another, spreading like rhizomes, a network of underground roots.
Then comes the unexpected finale.
We would like to describe it to you but, to avoid a spoiler, we will merely allude to the themes: the collective unearthing of childhood, the reawakening of playfulness and its remarkable role in social integration.
An emotional, moving work, the result of collective intelligence, mankind with plants which, thanks to Mia Habib, have found unison. Indispensable.

Anna Trevisan

English translation by Jim Sunderland

Photos by Riccardo Panozzo

 


TESTO ITALIANO

BMotion Danza, 17 Agosto 2023 | Prima di lasciarci entrare nelle tre stanze in cui si sviluppa How to. Score. Bassano, Mia Habib ci introduce brevemente al progetto, ampio ed articolato, che ha coinvolto altri cinque Paesi del mondo (Sud Africa, USA, Francia, Brasile, Turchia e Norvegia,) e altrettanti artisti che hanno lavorato su cinque diversi contenuti: l’elaborazione del trauma post-Apartheid, il tema della giustizia e della discriminazione razziale, l’autismo infantile, l’integrazione delle comunità indigene, gli anziani e il fenomeno della gentrificazione urbana.

La prima stanza offre una stazione di sosta tra le foto e i materiali audiovisivi che documentano le altre tappe del progetto. Dopo averla attraversata, esplorata, studiata, scendiamo le scale, accompagnati da linee fluorescenti che tracciano il percorso e da parole che documentano le fasi emotive, intellettuali, creative del processo che ha portato alla performance che stiamo per vedere, grazie alla collaborazione con il gruppo Dance Well Bassano.

Qui di seguito il nostro racconto.

“Gli ontani in prima linea
Principiarono lo scontro.
Il salice
e il sorbo selvatico
Furono tardi a schierarsi.
[…]
Grande fu la ginestra spinosa in battaglia
E l’edera in fiore;
il nocciolo fu arbitro in questo momento incantato.
Robert Graves, La Dea Bianca (La battaglia degli alberi)

 

Un profumo di bosco ci accoglie. Un profumo verde appeso a fili ingombri di fronde, che grondano di foto e fogli carichi di parole.

Attraversiamo questo “Living archive” – come Mia Habib ha definito la scenografia creata da Liam Monzer Alzafari – e ci perdiamo nei meandri di istanti congelati in memoria: risate tra i performer durante le prove, abbracci, prese, contatto di mani, pelle a pelle, negli scatti intensi realizzati dalla fotografa Anna Kushnirenko.

Sfogliamo con gli occhi le parole -ricordo del viaggio creativo, tra intime suggestioni, condivisione di pensieri e libere associazioni.

Proprio quando stiamo pe perderci lungo i “Sentieri interrotti” del bosco, veniamo fatti accomodare su delle sedie, rivolte in direzione opposta all’installazione vegetale.

Ci accorgiamo però che stiamo tutti guardando dalla parte sbagliata: ciò che accade di importante è alle nostre spalle, dietro di noi. Ci voltiamo, assumendo una posa innaturale che ci costringe ad una torsione.

Come folata di vento, come manciata di semi sollevati dall’aria, i corpi dei Dance Well popolano all’improvviso l’installazione vegetale. Nel silenzio affollato della palestra, i loro corpi ci raggiungono, ci sfiorano, ci attraversano e vanno oltre, verso la parete bianca.

Uno ad uno, i corpi silenziosi dei Dance Well si appoggiano alle pareti, per scomparire dietro a grandi fronde di piante: rami di ulivo, di alloro, di ligustro.

I corpi-albero toccano le foglie, palpano i rami, li agitano spargendo nell’ambiente un odore pungente insieme al rumore secco delle foglie stropicciate, scosse, rastrellate per terra e contro la parete.

Insieme, i corpi-albero costruiscono un’architettura vegetale, per poi sfaldarsi in pose plastiche. I rami e le fronde si trasformano in protesi, in estensioni naturali degli arti, in amplificazioni involontarie del suono prodotto da ogni più piccolo movimento compiuto dai corpi.

Un fruscio aereo, lo stridore sudato della punta dei rami che graffia il pavimento, un frullio di foglie trascinate a terra e poi sollevate in aria, per spalancare il vento nella stanza e aiutarci a respirare.

Quei rami e quelle fronde spazzano via la sporcizia, e tutto ciò che ci spaventa e che inquina il respiro; scacciano demoni, scacciano il male; lo frustano e lo bacchiano, ossigenando l’aria.

La rivolta del bosco è iniziata. La danza degli alberi è un pianto che si ribella all’aggressione, alla violazione costante del loro regno. I corpi-albero si muovono nello spazio come sciamani ibridi, metà umani e metà vegetali, riuniti a consesso per sparigliare e disperdere un invisibile attacco.

Eva, una delle perfomer, ci benedice con le fronde vaporose e imbraccia dei rami nudi come artigli.

Un canto si libera in un sussurro di labbra, appoggiate sulla pelle dei rami come fossero strumenti musicali. Il pubblico si mette in ascolto di questo segreto concerto, che si trasmette da ramo a ramo, da bocca a bocca, da orecchio a orecchio, innescando l’accensione improvvisa di invisibili fili che si attivano, illuminando miriadi di connessioni e collegandoci l’uno all’altro, come rizomi e radici sotterranee.

Poi succede l’impensato finale che vorremmo raccontarvi ma che, per non rovinare l’effetto sorpresa, non descriviamo ma soltanto accenniamo: la dissepoltura collettiva dell’infanzia, il risveglio del gioco e della sua meravigliosa funzione di connettore sociale.

Un lavoro emozionante, commovente, frutto di un’intelligenza collettiva, umana e vegetale, che grazie a Mia Habib ha trovato l’unisono. Necessario.

Anna Trevisan

Foto di Riccardo Panozzo

 

Operaestate Festival | BMotion Danza
17 agosto 2023, Palestra Liceo Brocchi
HOW TO. A SCORE. BASSANO
Coreografia e ideazione: Mia Habib
Living archive: Liam Monzer Alzafari
Assistente alla coreografia: Ilaria Marcolin
Interpretazione: Silvana Gasparetti, Paola Agostini, Arianna Ulian,
Gabriele Marcolin, Roberta Peron, Daniela Scotton, Livia Marin,
Giuseppina Belon, Anna Maria Scodro, Eva Boarotto,
Vittoria Battistella, Giuliana Cempini
La creazione è parte del progetto europeo Dance Well,
sostenuto dal programma Creative Europe dell’Unione Europea

 

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