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6 settembre 2021 Commenti disabilitati su VIBES: un nuovo modo di guardare e vivere la danza ITA/ENG Views: 165 Audio, In depth, Interviews, News, Photo Gallery, Posts, Read, Reviews, Watch

VIBES: un nuovo modo di guardare e vivere la danza ITA/ENG

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Si chiama VIBES, vibrazioni, la nuova app di incontri coreografici e sonori tra sconosciuti. VIBES fa incontrare persone che non si sono mai viste prima, per condividere un istante di danza, a una determinata ora, in un determinato luogo, solitamente una piazza, o un giardino. L’esperienza è aperta a tutti, ed è facilmente accessibile anche per chi non ha confidenza né con la danza né con i supporti tecnologici. Basta avere uno smartphone, e indossare gli auricolari, da cui si ricevono le indicazioni audio di un coreografo, autore della partitura. Prende vita così una danza guidata e improvvisata, che è allo stesso tempo un’esperienza immersiva individuale e collettiva. L’app monitorando infatti la risposta danzata che ciascuno dà all’indicazione del coreografo, adatta in tempo reale il suono che accompagna ogni movimento, permettendo a tutti di essere co-creatori di un piccolo e personale repertorio coreografico, entrando in relazione con il suono, gli altri partecipanti, e lo spazio circostante. E così, la piazza, luogo pubblico per eccellenza, luogo di incontro e interazione, diventa anche uno spazio intimo dove ognuno può sentirsi libero di esprimersi.

Ma prima ancora VIBES è un progetto di ricerca europeo, che mette in dialogo tecnologie digitali e arti performative. Il progetto è sostenuto da Creative Europe, il programma dell’UE per i settori culturali e creativi, e coinvolge cinque partner: Orbe, team francese promotore del progetto, attivo da anni nell’integrazione tra danza e linguaggi digitali, il CSC Centro per la Scena Contemporanea di Bassano del Grappa, ICK, piattaforma della danza con sede ad Amsterdam, fondata da Emio Greco e Peter Scholten, HOLONIC SYSTEMS (Finlandia), e infine C-DaRe, Centre for Dance Research della Coventry University (UK).
Le parole chiavi di VIBES sono: inclusività, connessione e creatività. Il progetto di ricerca ha infatti l’obiettivo di promuovere l’aspetto inclusivo della danza contemporanea, attraverso performance collettive, in uno spazio pubblico, con l’ausilio di nuove tecnologie digitali.
“Quello che amo di questo progetto è che ogni performance è unica – racconta Xavier Boissarie, fondatore e digital artist di Orbe – Il nostro compito consiste nel creare la situazione e lasciare che le cosa accadano, rimanere a guardare come le persone interpretano le istruzioni che vengono date loro, e come stabiliscono una connessione tra loro. Non sappiamo come questo avverrà, non ci sono prove, ogni volta è una nuova storia. È una sorta di happening in strada, un momento magico! Mi piace il paesaggio che si crea mettendo insieme persone diverse che condividono lo stesso spazio. Non è come in teatro, è un altro approccio. In piazza poi abbiamo meno costrizioni, e questo fa sentire la gente libera di agire e partecipare, libera di esserci. Credo che sia un modo per rendere viva la danza in questo momento così difficile per le arti performative”.


Al momento VIBES prevede quattro diversi protocolli della durata di quaranta minuti ciascuno.
Durante BMotion Danza una cinquantina di spettatori hanno potuto partecipare alle primissime esperienze del terzo e quarto protocollo, rispettivamente coreografate da Masako Matsushita, e Jesus de Vega.
Si potrebbe dire che sulla falsariga di un appuntamento al buio, l’esperienza vissuta attraverso VIBES#3 e VIBES#4 è una buona pratica alla meraviglia. Un esercizio a guardarsi attorno con gli occhi di chi vede per la prima volta. Un esercizio di creatività: le linee guida date dei coreografi sono semplici – anche se sappiamo che dietro alle cose semplici si cela la complessità – tali per essere alla portata di tutti, e creare un incontro con i linguaggi della danza contemporanea, con il corpo, e con lo spazio esterno urbano e naturale. Si avverte il piacere di essere parte di una performance che si compone all’improvviso sotto il cielo; il piacere di agire prima come monadi, e poi di riconnettersi progressivamente con gli altri, formando un coro di genti.
Ma c’è anche il piacere di chi rimane a guardare quello che di nuovo si genera nello spazio cittadino grazie alla creatività di tutti, quando a tratti i movimenti sembrano confondersi con il via vai della piazza, e poi guizzano fuori all’improvviso, aprendo un varco all’inaspettato e alla meraviglia del movimento danzato.

VIBES#3 di Masako Matsushita e Mugen Yahiro

Il terzo protocollo di VIBES porta la firma di Masako Matsushita, coreografa e danzatrice che abbiamo conosciuto nella scorsa edizione di BMotion Danza con il prezioso progetto “Diary of a move”, e di Mugen Yahiro compositore e maestro di Taiko, il tamburo giapponese. Entrambi quando glielo chiedo sono d’accordo nel dire che VIBES è stato prima tutto una grande sfida “rendere una coreografia un’esperienza audio collettiva non è cosa da tutti giorni” commenta Masako – una sfida che poi li ha appassionati completamente.

“Con VIBES abbiamo esplorato quelle che sono le nostre esperienze, e quello che potevamo tirar fuori di nuovo, di ancora mai provato – interviene Mugen. Per me è stato di forte spinta poter collaborare con Masako, e poi approcciarmi al suono in modo completamente diverso rispetto a come faccio di solito. In questo progetto il suono è tutto registrato, è tutto preso in macchina piuttosto che dal vivo, le percezioni che attiva nel corpo sono diverse, e si possono esplorare aspetti del suono completamente diversi; e poi il fatto che la coreografia sia descritta penso che sia molto innovativo, spinge i limiti di quello a cui siamo abituati”.

È la voce calda di Masako che guida i partecipanti attraverso il paesaggio coreografico e sonoro di VIBES#3. L’atmosfera è meditativa, quasi introspettiva, nonostante ci si trovi nel mezzo di Piazza Libertà, nel cuore di Bassano. Si procede lentamente e per gradi, attraverso il respiro, lo sguardo, le sensazioni, il contatto con il proprio corpo, e piccoli movimenti. È un procedere per espansione ed esplorazione, si cerca di trovare sé stessi nell’ambiente attraverso il riflesso, si cacciano alcuni elementi: l’acqua, la terra, la plastica, il metallo. Una volta trovato il proprio elemento, si esplora attraverso un gioco tattile e divertente, per poi “incorporarlo” attraverso il movimento, diventando noi stessi acqua, terra, plastica o metallo.
“La parola stratificazione è una delle parole chiavi del nostro progetto – continua Masako. Man mano che la performance procede aggiungiamo un tassello in modo da far sentire le persone a loro agio, sicure della propria diversità, trovando la forza nel gruppo, senza sentirsi immediatamente esposte. Quello che muove le persone è un motore interno che le spinge verso l’esterno. La vibrazione nasce da un’azione individuale che poi si riverbera e si espande in un’azione collettiva. Del resto per far muovere ogni cosa, l’impulso deve arrivare prima dall’interno. Eravamo partiti da un progetto più ampio, e poi un po’ alla volta abbiamo capito che dovevamo ridurre, e scartare, e rendere concreto qualcosa che in realtà abbiamo visto nel concreto solo a Bassano. Avendo dovuto lavorare online, a causa del Covid, ci siamo affidati molto all’immaginazione, e ci siamo sempre confrontati su come il suono può vibrare nel movimento e su come il movimento può vibrare nel suono. Semplice a dirsi ma complesso a farsi”.

Durante la performance, progressivamente, attraverso un mutamento continuo, l’azione si trasforma in una danza corale, fatta di linee, e cerchi, di incroci e salti all’unisono. E il momento più piacevole e divertente, ed è tale proprio perché ognuno ha sperimentato prima il proprio ritmo e movimento, e ora il ricongiungimento con il resto del gruppo viene vissuto come un momento di pura gioia. Il passaggio è accompagnato dal suono percussivo del Taiko, una sonorità incalzante, e ritmata. Si dice che il suono del Taiko sia capace di risvegliare in chi ascolta “il ritmo ancestrale che anima il respiro dell’individuo e che dà forma al desiderio di armonia nei confronti del mondo naturale”.

  • VIBES#3-photo by Abcdanceblog
  • VIBES#3-photo by Abcdanceblog
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“Con il temine Taiko si indicano diversi tipi di tamburi giapponesi – racconta Mugen – Il Taiko veniva utilizzato come strumento per delineare l’ambiente, lo spazio in cui risiedeva un villaggio: la dimensione del villaggio arrivava fin dove veniva udito il suono del Taiko. Era uno strumento di richiamo, di ritrovo e collettività, è per questo che il suo suono è stato inserito nel momento della performance in cui dall’esperienza del singolo si passa all’esperienza collettiva, in modo da creare gruppo. Il suono del Taiko arriva direttamente all’orecchio attraverso l’auricolare, esternando tutto il resto, in questo modo lavora molto profondamente a livello di sensazioni, contribuendo all’immersività dell’esperienza. Era uno degli aspetti che più mi interessava sperimentare”.
“VIBES è un’esperienza che ripopola le piazze – conclude Masako – che restituisce attenzione alla piazza come centro, come punto di ritrovo. Ora il prossimo step sarà affrontare un pubblico non “allenato” come quello di Operaestate, sarà questa la nostra prossima sfida”.

Rita Borga

Fotogallery di G. Ceccon

  • VIBES#3-photo by G. Ceccon
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  • VIBES#3-photo by G. Ceccon
  • VIBES#3-photo by G. Ceccon
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ENGLISH TEXT

VIBES: a new way of watching and experiencing dance

It’s called VIBES, the new app for choreographic and audio encounters between strangers. VIBES brings together people who might have never previously met, to share a moment of dance at an appointed time and place, usually a park or square. The experience is open to all-comers as it is easily accessible, even for those unfamiliar with either dance or the technology employed. All participants require is a smartphone with earphone connection, through which the choreographer (author of the score) relays audio indications. When followed, a guided yet improvised dance comes to life. It can be both an individual and collective immersive experience at the same time. Indeed, by monitoring the participant’s kinetic response to each of the choreographer’s indications, the sound accompanying each movement adapts in real time, allowing each person to become a co-creator of a concise, personal choreographic repertoire, entering into an interactive relationship with the sound, the other participants, and the surrounding space. And so what if the surrounds are an Italian town square, public space par excellence, a place for meeting and formal interaction? Indeed it too can turn into an intimate space where everyone is able to feel free enough to express themselves.

But it’s not just another app, VIBES is a European research project, positioning digital technologies and performing arts in dialogue. The project is supported by Creative Europe, the EU program for the cultural and creative sector, comprising five partners: Orbe, the French team promoting the project who have been active in the integration between dance and digital languages for many years; Bassano del Grappa’s own Centro per la Scena Contemporanea (CSC); ICK, a dance platform based in Amsterdam, founded by Emio Greco and Peter Scholten; HOLONIC SYSTEMS (Finland); and finally the Centre for Dance Research (C-DaRe) at Coventry University (UK).
The keywords of VIBES are: inclusiveness, connection, creativity. The research project aims to promote the inclusive aspect of contemporary dance, through collective performances in public spaces, utilising new digital technologies.
“What I love about this project is that each performance is unique” – says Xavier Boissarie, digital artist and Orbe founder – “Our task is to create the situation and just let it happen, to watch how people interpret the instructions that they are given, and how they establish a connection between each other. We never quite know how this is going to occur, there is no prior proof, each time it’s a new scenario. It’s a kind of happening on the street, a magical moment! I love the landscape that is created by bringing together different people who share the same space. It’s not like theatre, it’s another approach. In the square there are less constraints, and this makes people feel free to act and participate, free to be there. I think it’s a way to bring dance to life in this unfavourable time for the performing arts”.


Currently VIBES has four different protocols lasting forty minutes each. It was during BMotion Danza that about fifty spectators were able to participate in the very first experiences of the third and fourth protocols, choreographed respectively by Masako Matsushita and Jesus de Vega.
It could be said that, along the lines of a blind date, VIBES#3 and VIBES#4 as an experience was an exemplary introduction to wonderment. It was as if those who had been blind could look around and see for the first time. An exercise in creativity: the guidelines given by the choreographers are simple – even if we knew that complexity lay behind that simplicity – such as to be within everyone’s reach, and to create an encounter with the languages ​​of contemporary dance, with the body, and with the urban or natural outdoor space. You sense the satisfaction of being part of a performance that spontaneously assembles out of nowhere; the pleasure of initially acting as a monad, and then of gradually reconnecting with others, forming a chorus of sorts.
But there is also the intrigued delight of those who remain outside, observing this new phenomena filling the town’s space thanks to everyone’s creativity, when at times the movements seem to mingle with the everyday comings and goings of the piazza, and then abruptly dart out, opening an entryway to the unexpected and the marvel of the danced movement.

VIBES#3 by Masako Matsushita and Mugen Yahiro

The third protocol of VIBES bears the signature of Masako Matsushita, choreographer and dancer whom we had already met during the last edition of BMotion Danza with the noteworthy project “Diary of a Move”, and Mugen Yahiro, composer and master of Taiko, a traditional Japanese drum. When I ask about it they both agree in saying that Vibes was first and foremost a considerable challenge – “Making a choreography a collective audio experience is not an everyday proposition” commented Masako – a conundrum that subsequently took them over completely.

“With VIBES we explored what our experiences have been, and what we could come up with afresh, never tried before” — Mugen interjects. “To be able to work together with Masako spurred me on, encouraging me to approach the sound in a completely different fashion than I usually do. In this project the sound is all pre-recorded, it is all input into the mainframe rather than live, the perceptions it activates in the body are distinct, and completely different aspects of sound can be explored; and then the fact that the choreography is described is extremely innovative I think, it pushes the limits of what we are used to”.

It is Masako’s warm voice guiding the participants through the choreographic and audio landscape of Vibes#3. The atmosphere is meditative, almost introspective, despite being in the middle of Piazza Libertà, the very heart of Bassano. It proceeds slowly and gradually, through breath, gaze, sensations, contact with one’s body and subtle movements. It is a process of expansion and exploration, one tries to find oneself in the environment through reflection, one seeks certain elements: water, earth, plastic, metal. Once you have found your element, you may explore it through a tactile and entertaining game, and then “incorporate” it through movement, becoming water, earth, plastic or metal ourselves.

“Stratification is one of the keywords of our project” – continues Masako. “As the performance progresses we add a piece to make people feel at ease, confident in their diversity, finding strength in the group, without immediately feeling exposed. What moves people is an internal engine that pushes them outward. The vibration arises from an individual action which then reverberates and expands into a collective action. After all, to make everything move, the impulse must first come from within. We started with a larger project, and then little by little we realised that we had to edit it down, and make something concrete, something that we actually saw in reality only in Bassano. Having had to work online, due to Covid, we relied a great deal on the imagination, and we have always interrogated ourselves about how sound can vibrate in movement and how movement can vibrate in sound. Simple to say but complex to carry out”.

During the performance, progressively, via continuous change, the action is transformed into a choral dance, made up of lines, circles, intersections and leaps in unison. It was really fun, precisely because everyone had first experienced their own rhythm and movement, and so now the reunion with the rest of the group is felt as a moment of pure joy. The passage is accompanied by the percussive beat of the Taiko, a pressing pulsation. It is said that it’s sound is able to awaken in the listener “the ancestral rhythm that animates the breath of the individual which gives form to the desire for harmony with the natural world”.

  • VIBES#3-photo by Abcdanceblog
  • VIBES#3-photo by Abcdanceblog
  • VIBES#3-photo by Abcdanceblog

“The term Taiko actually indicates a range of Japanese percussion drums” – explains Mugen. “Taiko was used as a tool to delineate the environment, the space in which a village resided: the size of the village reached just as far as the boom of the taiko could be heard. It was an instrument of calling, of assembly and collectivity, which is why its voice was inserted at the moment of the performance in which the experience of the individual passes into the collective experience, in order to form a group. The Taiko arrives directly to the ear through the earphone, externalising everything else, in this way it works very deeply at the level of sensations, contributing to the immersive nature of the experience. It was one of the aspects that I was most interested in experimenting with”.
“VIBES is an experience that repopulates the piazzas – concludes Masako – “which returns one’s attention to the public square as a centre, as a meeting point. Now the next step will be to face an untrained audience like that of Operaestate, this will be our next challenge”.

Rita Borga

English translation by Jim Sunderland

Photo Gallery by G. Ceccon

  • VIBES#3-photo by G. Ceccon
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Operaestate Festival Veneto | BMotion Danza 2021
Prima nazionale | 21-22 agosto, Piazza Libertà
coreografia Masako Matsushita
artista del Taiko e compositore Mugen Yahiro
revisione testo Greta Pieropan
coproduzione Operaestate Festival/CSC,Orbe,ICK Dans Amsterdam, HOLONIC SYSTEM, C-DaRe centre for Dance Research Coventry University, Nanou Associazione Culturale

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