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"Local/Not Easy" by Iris Erez. Photo by Riccardo Panozzo

27 agosto 2018 Commenti disabilitati su The body as an archive | “Local/Not easy” by Iris Erez Views: 764 News, Read, Reviews

The body as an archive | “Local/Not easy” by Iris Erez

IL TESTO ITALIANO SEGUE QUELLO INGLESE

"Local/Not Easy" by Iris Erez. Photo by Riccardo Panozzo

“Local/Not Easy” by Iris Erez. Photo by Riccardo Panozzo

22, August, 2018 | “Go forth and multiply” — commands the Genesis verse. An injunction that the dancer and choreographer Iris Erez masterfully declines in all her feral and very real contradictions, whose stigmata are sustained in part by her subtle and supple body.

She enters the scene in silence, wearing light-grey dungarees, vaguely post-apocalyptic. From the ceiling’s top right there hangs a enigmatic structure which lights up when required. Sometimes it looks like an animal’s skeleton, then a spaceship’s fuselage, then the bright lights of an operating theatre, then a stylised portrayal of the ascent of the Holy Spirit.

"Local/Not Easy" by Iris Erez. Photo by Riccardo Panozzo

“Local/Not Easy” by Iris Erez. Photo by Riccardo Panozzo

She puts her hands up in surrender. Then she crosses them behind her back and elegantly, even hieratically, clasps her own pelvis, like the wings of a fallen butterfly. She touches her hips with her hands. Playfully and ironically she tingles a nipple. She makes her large and expressive hands quarrel, indeed they give entire speeches and then she clenches them into fists that burst and spray the air around. The physical narration, impeccably constructed, entwines her serene, deep, clear-cut spoken words. And she surprises us with odd anecdotes about how wild boars tyrannise her otherwise idyllic town of origin.

She invites the audience to stand up, then sit down, then to pull out their cell phones to help them in reproducing wild animal noises. While we are enlivened and amused, we carry out the tasks, meanwhile she is setting-up a change of perspective for the show. Now reclining on the floor, through a new emotional geography, she exposes her belly and, like a secret laid bare, she slowly introduces us to her scars and tells us about them.

"Local/Not Easy" by Iris Erez. Photo by Riccardo Panozzo

“Local/Not Easy” by Iris Erez. Photo by Riccardo Panozzo

In her delicate body, so full of grace and yet capable of an expressiveness and facial mimicry that could cripple any other beauty, the prolific fertility of the human species as a biblical blessing turns into a clinical obsession and an infernal curse. And there, around that perfect navel impressed on her midriff, we explore her pain of procreation and, simultaneously, the wild and familial woe of the wild boars that roam her cherished community. We listen to her painful struggle to reproduce herself as well as the pangs of those who, like those wild boars, are destined to be hunted down and slaughtered. Around that navel we listen to a balalaika and a poignant and impenetrable women’s song, sang in Hebrew. From that womb we hear an opposing pain emerge and speculate on who has to confront the danger of extinction. Then Iris Erez’s dance stops; exhausted, surrendered, whist the audience seeks to flee from the extinction of wild boars and the very human desire to multiply.

Text by Anna Trevisan

English translation by Jim Sunderland

Photos by Riccardo Panozzo

 

TESTO ITALIANO

"Local/Not Easy" by Iris Erez. Photo by Riccardo Panozzo

“Local/Not Easy” by Iris Erez. Photo by Riccardo Panozzo

22 Agosto 2018 | “Andate e moltiplicatevi”-recita il versetto della Genesi nella Bibbia. Un monito che la danzatrice e coreografa Iris Erez declina magistralmente in tutte le sue feroci e attualissime contraddizioni, le cui stigmate, in parte, sono custodite anche nel suo corpo flessuoso e sottile.

Entra in scena nel silenzio, con addosso un leggero abito grigio di foggia vagamente postatomica. In alto a destra, gronda dal soffitto una struttura misteriosa, che all’occorrenza si illumina. Ora ci sembra uno scheletro di animale, ora il telaio di una navicella spaziale, ora le luci di una sala operatoria, ora la raffigurazione stilizzata dell’ascesa dello Spirito Santo.

"Local/Not Easy" by Iris Erez. Photo by Riccardo Panozzo

“Local/Not Easy” by Iris Erez. Photo by Riccardo Panozzo

Alza le mani in segno di resa. Poi le incrocia dietro la schiena e le avvinghia elegante e ieratica intorno al bacino, come ali di farfalla cadute. Si tocca i fianchi con le mani. Ammiccante e ironica si titilla un capezzolo. Fa litigare le sue mani grandi ed espressive, fa fare loro interi discorsi e poi le stringe in pugni che scoppiano e spruzzano l’aria. Alla narrazione fisica, costruita in modo impeccabile, intreccia parole dette con la sua voce limpida, profonda, chiara. E ci sorprende con strani aneddoti su cinghiali che vessano la sua ridente e paradisiaca cittadina d’origine. Invita il pubblico ad alzarsi, poi a sedersi, poi a sfoderare il proprio cellulare per aiutarla a riprodurre il suono di animali selvatici. Mentre noi concitati e divertiti eseguiamo il compito, lei apparecchia ferina un cambio di prospettiva dello spettacolo. Reclinata a terra ci introduce lentamente attraverso una nuova geografia emozionale, aprendosi il ventre come un segreto messo a nudo e raccontandoci le sue cicatrici.

"Local/Not Easy" by Iris Erez. Photo by Riccardo Panozzo

“Local/Not Easy” by Iris Erez. Photo by Riccardo Panozzo

In lei, nel suo corpo così delicato, così pieno di grazia eppure capace di un’espressività e di una mimica del volto che storpiano ogni bellezza, la fertilità prolifica della specie umana da benedizione biblica si trasforma in ossessione clinica e maledizione infera. E lì, intorno a quell’ombelico perfetto che impernia il suo ventre, esploriamo il suo dolore di generare e, simultaneamente, il dolore selvatico e ancestrale dei cinghiali del suo amato villaggio, costretti a morire; ascoltiamo il suo dolore di riprodursi e il dolore di chi invece, come quei cinghiali, è destinato ad essere cacciato e ucciso. Intorno a quell’ombelico ascoltiamo la balalaika e un canto struggente e incomprensibile di donna, in lingua ebraica. Da quel ventre ascoltiamo uscire il dolore opposto e speculare di chi deve affrontare, in maniera antitetica, il pericolo di estinzione. E la danza di Iris Erez si ferma, sfinita e arresa, mentre il pubblico cerca una via di fuga dall’estinzione dei cinghiali selvatici e dal desiderio umanissimo di generare.

Testo di Anna Trevisan

Foto di Riccardo Panozzo

22 Agosto 2018
Operaestate Festival, B.Motion Danza, CSC-Gargae Nardini, Bassano del Grappa
LOCAL/NOT EASY
Coreografia e interpretazione: Iris Erez
Direttore del suono: Ophir Gal-Sofa Sound
Interpreti musicali: Maya Belzitsman e Matan Efrat con Lilian Shutz
Drammaturgia: Sharon Zuckerman Weizer
Disegno luci: Noa Elran
Costumi: Vivi Ben Ezra-Enki da Vivi
Manager: Yoav Barel
Produzione: Gili Gudiano-Matilda Studio e Sigal Dahan
Coproduzione: Diver Festival

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