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24 settembre 2021 Commenti disabilitati su ARTESELLA 1/4 | Sisto, Ninarello, Caneva e Paladin in dialogo con le opere d’arte e il paesaggio Views: 138 In depth, News, Photo Gallery, Posts, Read, Senza categoria, Watch

ARTESELLA 1/4 | Sisto, Ninarello, Caneva e Paladin in dialogo con le opere d’arte e il paesaggio

Silvia Sisto, Daniele Ninarello, Vittoria Caneva e Isabel Paladin sono le danzatrici e il danzatore chiamati quest’anno da Operaestate Festival a realizzare danze di durata per il museo all’aperto di Arte Sella. Quattro danze originali e interattive scolpite dal rapporto con il paesaggio e con le opere d’arte presenti, che con esso condividono l’azione lenta e trasformativa della natura. Una compenetrazione tra danza, opere d’arte e natura, alla scoperta di come natura e linguaggi umani si ispirino a vicenda, coesistendo in armonia.
Qui di seguito il racconto dello spettacolo fatto dai suoi protagonisti.

Silvia Sisto: “Liquid Landscape” di Daan Roosengaarde

“Arte Sella è un posto che ti coinvolge a 360 gradi qualsiasi cosa accada: ci siamo trovati a danzare sotto la pioggia, a lavorare mentre i visitatori interagivano con le opere. Eravamo all’aperto ed eravamo sempre circondati da un pubblico che non era lì per noi ma per l’opera. E tutto questo ha influenzato il mio processo creativo. Arte Sella è un posto in cui mi sono sentita bene, e questo mi ha permesso di lavorare con estrema serenità. Se sei pronta all’imprevisto, al cambiamento, è bellissimo come ogni volta il tuo lavoro prende una sfaccettatura diversa”.

  • Arte Sella | Silvia Sisto | foto di Roberto Cinconze
  • Arte Sella | Silvia Sisto | foto di Roberto Cinconze
  • Arte Sella | Silvia Sisto | foto di Roberto Cinconze

“Ho scelto “Liquid Landscape” perché fin dal primo momento ho visto che è un’opera estremamente viva. Alla vista può sembrare solo un tappeto verde, ma tutto cambia quando ci sali sopra, perché al di sotto si nasconde un materasso d’acqua con il quale puoi interagire. Il mio processo artistico è iniziato con un’attenta analisi dell’opera: ho voluto capire cosa succedeva se la calpestavo con i piedi, se la toccavo con le mani o con altre parti del corpo; volevo conoscere le sue reazioni se la toccavo al centro o in un angolo, e capire come reagiva ad ogni mio impulso. Perché a ogni impulso che dai ricevevi una risposta dall’opera, per questo dico che è viva! Poi ho cercato di guardare l’opera da fuori, e ho cercato di capire che cosa rappresentasse per me, e il mio punto di vista è cambiato, perché non ho più guardato la superficie, ma quello che c’era sotto la superficie ovvero il materasso d’acqua. L’immagine che mi ha restituito è stata quella di una placenta, e di un feto all’interno di essa. Ho voluto riscoprire come il movimento potesse rinascere da impulsi che arrivassero dal sottosuolo e quindi da qualcosa di più piccolo e più profondo. Da lì è nata l’idea di interfacciarmi con l’opera non più in senso verticale ma in senso orizzontale, e quindi distendendomi ho lasciato che l’opera mi abbracciasse, mi avvolgesse, mentre io facevo lo stesso con lei. Ho permesso al mio corpo di esplorare nuove forme con l’opera stessa: ho iniziato da un posizione molto piccola e dando dei piccoli impulsi all’opera, talmente piccoli che dall’esterno era difficile capire chi dava l’impulso a chi – che era la domanda che volevo lasciare al pubblico. Questo ha cambiato il mio punto vista, sia esterno che interno, perché essendo appoggiata a essa potevo sentirla in ogni minimo dettaglio, e a ogni impulso, sia che arrivasse da una spalla, dal bacino o dal piede, l’opera mi rispondeva. Posso dire che è iniziato una sorta di passo a due tra me e lei, si è venuto a creare un vero e proprio legame, mi viene un po’ da ridere a dirlo ma mi ci sono affezionata, proprio perché tra noi c’é stato uno scambio continuo”.

Silvia Sisto è una danzatrice italiana, si forma alla Scuola del Balletto di Toscana diretta da Cristina Bozzolini, entrando, in secondo momento, a far parte dell’organico della Junior Balletto di Toscana per due anni. Ha lavorato con diverse compagnie di danza in tutta Europa, quali il Balletto Teatro di Torino, l’Opera di Lausanne, il Balletto di Roma, la Royal Opera House di Muscate, Opera Royal de Wallonie, Equilibrio Dinamico Dance Company, prima di diventare interprete e autrice freelance. Fa parte del Collettivo M_I_N_E.

 

Daniele Ninarello: “Simbiosi” di Edoardo Tresoldi

“Per me danzare ad Arte Sella è stato ritornare all’atto contemplativo come atto creativo, come stato attivo e dinamico del corpo. La meraviglia di ricondurmi alla mia natura selvatica. È stato importante per me prendermi questo tempo per comunicare e trovare una forma di auto-somiglianza tra me e lo spazio che mi circondava, i rumori, i colori. Ho camminato tantissimo nei boschi, ho raccolto molte pietre, ho cercato di catalogare, a un certo punto mi sono appiccicato addosso al corpo legni, erba, pietre, per sentirli, per unirmi a quella consistenza; una serie di cose che hanno informato la mia sensorialità di quegli spazi”.

  • Arte Sella | Daniele Ninarello | foto di Roberto Cinconze
  • Arte Sella | Daniele Ninarello | foto di Roberto Cinconze
  • Arte Sella | Daniele Ninarello | foto di Roberto Cinconze
  • Arte Sella | Daniele Ninarello | foto di Roberto Cinconze

“Nei cinque giorni di residenza che hanno preceduto la performance, ho cercato di restare in contemplazione dell’opera. L’opera ha una struttura in reticolato di ferro che ti permette di vedere attraverso, e osservare anche il paesaggio che la circonda. E quindi sono rimasto a contemplarla da diversi punti di vista. Ho osservato i cambi di luce, come i visitatori interagivano con l’opera, le immagini che tiravano fuori dai loro commenti, il loro stupore, che cosa notavano attraversandola con lo sguardo, cosa vedevano in lontananza. Ho indagato anche la storia del luogo. Un tempo lì dove ora c’è “Simbiosi” c’era un piccolo boschetto che è stato spazzato via dalla tempesta Vaia. Dopo aver raccolto tutto questo, ho scritto davanti all’opera, e poi ho deciso di interagirci personalmente, mettendo in pratica quello che è il mio lavoro. Nella mia poetica sono già presenti tutta una serie di pratiche lavorative rispetto a pratiche somatiche di movimento, rispetto alla percezione, e all’affezione che noi abbiamo del paesaggio. E quindi ho cercato di misurare in che modo questa struttura, e il paesaggio intorno che l’attraversa, influivano sulla mia percezione, e in che modo poi la mia percezione rispondeva attraverso delle azioni, dei gesti anche semplici. Ho lavorato su questo cercando di restituire al pubblico quello che io avevo ricevuto dall’opera e da quell’ambiente ovvero uno spazio meditativo, uno spazio accessibile anche alla pulizia e alla reintegrazione meticolosa delle immagini intorno attraverso il corpo. Ho lavorato su questo continuo passaggio, su questa continua camminata all’interno dello spazio quasi come se fosse un eremo. L’azione, che io ho chiamato “Spira”, lavorava proprio sul corpo come luogo trapassabile, luogo che espira e inspira, muove informazioni, che cattura e restituisce nello spazio continuamente una risposta – e quindi mosso anche dalle informazioni che attraversano quella struttura. Questo per creare una sorta di mimesi nella dinamica. La mia azione finiva con un’accelerazione continua di rimbalzo tra un’informazione e l’altra dell’opera, ma anche di tutto quello che, attraverso l’opera, io potevo vedere all’esterno, fino a uscire dall’opera stessa, ed entrare in una natura selvaggia dentro la quale scomparivo. Per lasciare l’opera vuota e far riemergere in qualche modo l’idea di un luogo inedito. Inedito come struttura architettonica, come luogo rinato, e inteso anche come il gesto, il movimento che- seppur nel suo passato ha descritto altre situazioni, altre informazioni – in quel momento diventava una struttura nuova, visibile, provvisoria, rivitalizzata e per questo inedita”.

Daniele Ninarello è un artista attivo nel campo delle performing arts. Dal 2007, dopo aver frequentato la Rotterdam Dance Academy, porta avanti una propria ricerca coreografica che mette al centro il “corpo vivo” come luogo di mediazione, e presenta le sue creazioni in diversi festival nazionali e internazionali. Negli ultimi anni collabora come docente con diversi centri di formazione tra cui il Balletto Teatro Torino “Master formazione danza contemporanea”, il M.A.S. di Milano, Accademia Nazionale di Danza (RM), Casa dello Spettacolo di Pomezia, Almadanza Professional Programme di Bologna, il Balletto dell’Esperia.

 

Vittoria Caneva: “La Barca” di Nils-Udo

“Danzare ad Arte Sella mi fa pensare a un tempo diverso rispetto a quello a cui sono abituata: è un tempo scandito in altri modi, è un tempo di cura e di ascolto, un tempo che si muove con altre regole”.

  • Arte Sella | Vittoria Caneva | foto di Roberto Cinconze
  • Arte Sella | Vittoria Caneva | foto di Roberto Cinconze
  • Arte Sella | Vittoria Caneva | foto di Roberto Cinconze
  • Arte Sella | Vittoria Caneva | foto di Roberto Cinconze

“Quello che ho fatto è stato prendermi del tempo per osservare, per entrare in relazione, per cercare una connessione con l’opera di Nils-Udo che, da quel che ho sentito dire dai visitatori, è un’opera che crea timore nelle persone. Mentre per me, forse perché ci ho lavorato a stretto contatto per una settimana, è un’opera accogliente che mi ha dato modo di sentirmi libera di esplorare diversi aspetti: a livello di spazio, di movimento, e anche a livello sensoriale. “La Barca” è composta da diverse parti, è bianca, materica, ha una forma allungata, il modo in cui è stata costruita e anche la posizione stessa in cui è collocata mi ha portato a fare tantissime associazioni, mi ha dato tanti stimoli diversi. Mi sono sentita molto privilegiata perché sono potuta entrare veramente in contatto con l’opera: avvicinarmi, toccarla, andarle dietro, sotto, sopra, ovunque, cose che solitamente un visitatore non può fare. Un’esperienza privilegiata, e in qualche modo anche intima. Ho cercato di creare un viaggio, una mia storia che mi portasse a restituire quest’esperienza: l’esperienza di un rituale, offrendo al pubblico il tempo di stare lì e osservare, lasciarsi colpire, toccare, travolgere, lasciare che le cose potessero emergere senza giudicarle. Mi piaceva l’idea che attraverso la danza le persone avessero l’occasione di osservare in modo diverso quell’opera (e quello che si può creare in relazione con essa) che incute loro timore, e che invece per me è stata quasi una casa.”

Vittoria Caneva è una danzatrice italiana, di Bassano del Grappa, diplomata al Triennio Professionale di Danza Contemporanea del Balletto di Roma, dove ha iniziato la sua carriera nel 2015. Ha lavorato per diverse compagnie e coreografi italiani e internazionali. È insegnante Dance Well-Movement Research for Parkinson presso il Teatro Civico di Schio e il Museo Civico di Bassano del Grappa.

 

Isabel Paladin: il “Trabucco di Montagna” di Arne Quinze

“Per me danzare ad Arte Sella è stato una riscoperta della natura e della relazione tra arte e natura: è stato magico interagire direttamente con entrambe, e riscoprire in me un istinto animalesco, “uno stato d’essere” che mi ha fatto bene”.

Arte Sella | Isabel Paladin | foto di Roberto Cinconze

“Sono partita dall’esplorazione dell’opera. I primi giorni mi ci sono “tuffata” dentro per capire che significato potesse avere per me. Standoci dentro, girandola in tutti i modi, arrampicandomi – dato che c’era la possibilità di farlo – ho provato varie possibilità di starci assieme, e l’opera ha acquisito l’aspetto di un parco giochi, dove la parte dell’istinto più giocoso poteva prendere forma, risvegliando anche l’istinto animalesco. L’opera è molto grande, è una struttura articolata, che puoi attraversare, ma il tuo percorso non è mai lineare, perché la struttura stessa ti impone di cambiare direzione, come se fosse un bosco, e devi farti spazio tra le foglie. È una condizione che risveglia il tuo istinto animalesco, di protezione, di stare attento, di farti strada. Durante la residenza ad Arte Sella ho dialogato con una signora che era lì in vacanza da tre mesi, e frequenta quei posti ogni estate. Era lì con la sua gallina e il suo cane, e diceva che le bestie sono meglio delle persone; parlando è venuto fuori che forse è così perché l’uomo si è dimenticato cosa vuol dire di essere un animale. Nel Trabucco questa conversazione si è risvegliata e ho voluto lavorare su questa cosa. Mi sembrava di essere diventa tanti animali diversi: passando attraverso l’opera, cercando di arrampicarmi, sfiorando la struttura in diversi modi, volevo che anche il pubblico potesse respirare quest’aria di giocosità e istinto. Ho usato anche la parte interna della struttura per restituire al pubblico il senso di profondità e stratificazione del Trabucco. È una struttura di legno, con tante travi incastrate le une sulle altre, è una struttura ricca, stratificata, la particolarità dell’opera l’ho scoperta nel corso del tempo e ho cercato di farla risaltare con la mia performance”.

Isabel Paladin è una danzatrice italiana, di Treviso, formatasi in arti performative alla Codarts – University of art di Rotterdam. Ha lavorato per diverse compagnie e coreografi italiani e internazionali, e con musicisti per performance di improvvisazione in festival italiani e olandesi. Insegna Gyrokinesis, tecnica di movimento che include principi di Tai chi, Yoga e Danza.

 

di Rita Borga

foto di Roberto Cinconze

 

 

ARTESELLA 1/4 Prima Nazionale
coreografie e interpretazione
Vittoria Caneva
Silvia Sisto
Daniele Ninarello
Isabel Paladin
coproduzione Associazione Culturale CodedUomo, Associazione Culturale VAN, Operaestate Festival

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