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21 agosto 2018 Commenti disabilitati su Oro. L’Arte di resistere | Intervista con Francesca Foscarini e Cosimo Lopalco Views: 889 Dance Well, In depth, Interviews, News, Read

Oro. L’Arte di resistere | Intervista con Francesca Foscarini e Cosimo Lopalco

ENGLISH TEXT FOLLOWS BELOW

Abbiamo incontrato la danzatrice e coreografa Francesca Foscarini e il drammaturgo Cosimo Lopalco, per parlare del loro spettacolo Oro. L’Arte di resistere, in calendario per questo 22 agosto in occasione del festival di B.Motion danza 2018. Lo spettacolo è stato realizzato con la collaborazione del gruppo Dance Well, fondato nel 2013 con l’intento di avvicinare alla danza i “parkinsoniani”, come loro stessi amano definirsi. Qui la nostra intervista.

Oro. L’arte di resistere. Photo by Martina Berton

Oro. L’arte di resistere: come è nato questo spettacolo, commissionato da Operaestate? E perché questo titolo?

Francesca: Da Operaestate è arrivato un invito a collaborare con il gruppo di Dance Well, ma sono stata libera di scegliere la tematica. Bassano, la città dove sono nata e a cui sono molto legata, è Medaglia d’Oro alla Resistenza. L’oro è anche metallo prezioso e resistente proprio come i danzatori di Dance Well, così “tosti”, così coraggiosi, che sembrano non avere paura di niente. L’idea è nata da queste semplici considerazioni. Ne ho poi parlato con Cosimo Lopalco, con il quale collaboro dal 2016, e il suo entusiasmo ha fatto sì che il progetto partisse.

Francesca, solitamente le tue coreografie sono per assolo. Questo è il tuo primo lavoro, se non sbaglio, con un gruppo di performer.

Francesca: In verità, insieme a Cosimo ho seguito anche il progetto Landing Cagliari, dove abbiamo lavorato con un gruppo di danzatori del centro Spazio Danza della città.

Di che cosa si tratta? Ce ne parlate?

Francesca e Cosimo: È il risultato di un workshop di due settimane con presentazione al pubblico. È nato dall’idea di atterrare in un luogo nuovo, che per noi all’epoca era Cagliari, dove abbiamo tenuto il seminario. Cagliari era un luogo sconosciuto per noi ma conosciuto ai partecipanti. Abbiamo dato loro dei compiti, come scegliere un oggetto che simboleggiasse la loro terra; scegliere una parola e scriverla su un supporto diverso dalla carta; scegliere un luogo significativo dove restare in silenzio e registrare i suoni dell’ambiente attorno. Abbiamo proposto inoltre attività di scrittura creativa utilizzati poi nello spettacolo finale.

Che cosa è sopravvissuto di quest’esperienza cagliaritana nel modo di lavorare con il gruppo Dance Well?

Anche al gruppo di Dance Well abbiamo chiesto di portare oggetti, parole che potessero simboleggiare il loro rapporto con la città di Bassano,  ma  la cosa ha funzionato solo in parte e abbiamo così deciso di utilizzare altre strategie esplorative per rinforzare alcuni elementi che pur erano emersi.

E che cos’è successo?

Francesca: Facciamo un passo indietro. Inizialmente pensavamo di poter utilizzare tutti gli spazi della Villa, incluso il bellissimo giardino, e di poter proporre una performance itinerante, ma questo per ragioni varie non è stato possibile e  alla fine lo spazio effettivo dove presenteremo lo spettacolo è uno solo: la Chiesetta della Villa. Quindi abbiamo dovuto riconfigurare le nostre idee di partenza.

Cosimo: All’inizio immaginavamo di ricreare una festa, un ballo, mentre fuori accadeva qualcosa di terribile. Come in una scena di un film in cui fuori c’è una guerra e dentro le coppie danzano, come forma di resistenza. Perché ballare fa parte della vita. Di tutto questo immaginario iniziale è comunque rimasta la danza intesa come ballo sociale, filo conduttore di tutto il lavoro e la sua vocazione alla resistenza. E poi abbiamo inserito riferimenti alla storia di Bassano e alla resistenza storica: Hemingway, Bella ciao

A livello di grammatica emotiva che cosa è successo durante le prove?

Francesca: Siamo partiti proprio dal titolo del lavoro. Abbiamo lavorato sul significato che ha per loro la parola “resistenza”. La risposta di Franca, una di loro, ad esempio, mi ha molto colpito. Ha detto che per lei “resistenza” è diventata “piacere” perché vuol dire che continua a farcela e che è stato straordinario scoprirla. Per lei la “resistenza” è legata al movimento e scoprirsi in movimento è diventato un punto fondamentale.

Oro. L’arte di resistere. Photo by Martina Berton

C’è una scena che abbiamo battezzato Generatori di felicità in cui i danzatori raggiungono un punto particolare, che genera felicità e che esplode in un sorriso. Questa scena è nata da una frase di Mario, che mi ha detto che una delle prime cose che perdono i malati di Parkinson è l’espressività del volto, perché è la cosa meno utile. Così, ho pensato di lavorare sul viso e sulle espressioni del volto durante le fasi di riscaldamento. E da lì è nata poi la scena.

Avete in un certo senso creato insieme al gruppo.

Francesca: Sì, tutto quello che vedrai è nato durante le pratiche di improvvisazione. Ad esempio, ho chiesto loro di lavorare su “stanze emotive” diverse: quella della rabbia, del sacro (perché avremmo lavorato in una chiesa) dell’attenzione (che cosa faccio per attirare l’attenzione, visto che sono performer). La stanza della rabbia è stata molto problematica. Molti dicevano di non riuscire a provare o a esprimere rabbia. Allora gli ho chiesto quale fosse stato il peggiore insulto che avessero mai ricevuto. Ne è uscito un elenco molto ricco. Questo ha ispirato un’altra scena, con un capovolgimento però dell’insulto ricevuto che, nello spettacolo, viene rivolto ad un’unica persona, Annie.

Usate la parola in scena?

Francesca e Cosimo: Sì, usiamo la parola e anche il canto. Usiamo anche una lettura.

Cosimo, qual è stato il tuo ruolo nella creazione del lavoro?

Cosimo: Noi due siamo compagni anche nella vita, quindi tra me e Francesca c’è un flusso continuo di pensieri. Quando Francesca mi ha parlato di questo progetto, mi ha incuriosito. Ho pensato al fatto che l’oro è sì un metallo prezioso e resistente ma allo stesso tempo, paradossalmente, fragile. Per esempio a contatto con il mercurio si scioglie. Quando sono arrivato a Bassano c’erano già degli elementi su cui lavorare. Credo di aver contribuito con la mia visione a renderli più chiari, aggiungendo stimoli e riferimenti storico-culturali.

Il gruppo, in Oro, è come un organismo unico. I danzatori sono compatti e uniti come uno stormo di uccelli. Per esempio , guardandoli nelle varie pratiche,  ad un certo punto mi hanno fatto venire in mente una scena del film Miracolo a Milano di Vittorio De Sica, dove alcune persone che vivono nelle baracche, la mattina si svegliano infreddolite e, appena vedono un raggio di sole, si spostano velocemente in gruppo per raggiungerlo e continuano a farlo per diverse volte. Questo riferimento cinematografico ci ha aiutato, in una scena specifica, quella già citata da Francesca, I generatori di felicità , a creare una sorta di narrazione simbolica che ogni volta fornisce ai danzatori le ragioni emotive da “percorrere”.

Vi ha sorpreso lavorare con un gruppo così speciale?

Francesca: Il gruppo comprende persone con Parkinson e non. Per me il punto centrale non è il loro essere “speciali”, ma la loro specificità di singoli, non professionisti della danza,  a prescindere dalla malattia. Non c’è stato un passaggio di codici e di movimenti come spesso avviene quando lavoro con danzatori professionisti. Le scene più importanti sono quelle in cui c’è la personalità di ciascuno. Questo per me è molto bello, perché ciascuno di loro ha modo di emergere con la propria storia. La difficoltà che forse hanno maggiormente incontrato è stata quella di trovarsi disarmati di fronte alle emozioni vissute  durante la creazione.

Disarmati non rispetto al movimento ma rispetto alle emozioni?

Francesca: Sì. I professionisti sono allenati ad un passaggio veloce da uno stato emotivo all’altro. Loro invece non hanno questo tipo di allenamento e ci sono scene in cui questo gli viene richiesto. Ciò ha fatto nascere molte domande ed è stato importante parlarne. Alcuni di loro non sono mai andati in scena quindi si trovano a gestire e conoscere emozioni e tensioni nuove.

Cosimo: Personalmente sono molto interessato a lavorare con i non professionisti perché sono più liberi.

Francesca: … e più umani!

Cosimo: Per me è importante che il movimento nasca fuori dal codice. Trovo interessante esplorare la spontaneità, l’immediatezza. Vengo da un altro mondo, quello della scrittura, e sono abituato alla carta bianca.

Francesca, danzare per te è resistere a che cosa?

Francesca: Alla violenza. A volte non ho le parole giuste, non le trovo, quindi danzare è il mio modo per resistere ed esistere. Danzare e far danzare gli altri.

Cosimo: Si resiste e si esiste. Resistere è il rivendicare il diritto ad esistere. La resistenza storica ha resistito alla violenza nazifascista, ma resistenza è anche resistere al conformismo dell’oggi.

Qual è il vostro pubblico ideale?

Francesca: ..quello che sente come sentiamo noi…

Cosimo: Non è quello che, sostenendo di non capire niente di danza contemporanea, non esprime un parere che pure ha… Il mio pubblico ideale si esprime senza preoccuparsi della propria “autorevolezza” e dice schiettamente quello che sente, che pensa.

Intervista di Anna Trevisan

 

ENGLISH VERSION

We met the dancer and choreographer Francesca Foscarini and the playwright Cosimo Lopalco regarding their show Oro. L’arte di resistere, scheduled for August 22nd during B.Motion dance festival 2018. The show was created with the collaboration of Dance Well group, founded in 2013 with the aim to draw people with Parkinson’s,  “parkinsoniani”, as they like to call themselves, closer to dance. Here is our interview.

Oro. L’arte di resistere. Photo by Martina Berton

Oro. L’arte di resistere (Gold. The art of resistance): how did this show, commissioned by Operaestate, come to life? And why this title?

Francesca: We were invited by Operaestate to work with the Dance Well group, but I was free to choose the theme. Bassano, my hometown and a city I have a very strong bond with, has a Gold Medal of Resistance (Military Honour) . Gold is also a precious and resistant metal, just like the Dance Well dancers,  so “tough”, so brave, they seem to fear nothing. The idea came about from these simple observations. I then discussed this with Cosimo Lopalco, whom I’ve worked with since 2016, and his enthusiasm ensured that the project took off.

Francesca, your choreographies are usually for solos. This is your first piece with a group of performers, if I’m not mistaken.

Francesca: I actually followed the project Landing with Cosimo, too, in which we worked with a group of dancers from the city’s Spazio Danza centre.

What is it? Can you tell us a bit about it?

Francesca e Cosimo: It’s the result of a two week-long workshop with a presentation to the audience. It came about from the idea of landing in a new place, which for us was Cagliari at the time, where we held the seminars. Cagliari was an unknown place for us, but a familiar one for the participants. We gave them tasks, such as choosing an object that was a symbol of their land; choosing a word and writing it on something other than paper; choosing a meaningful place to stay in silence and recording the sounds of their surroundings. We also proposed to them some activities on creative writing, which we then used in the final show.

What did you take from this experience in your way of working with the Dance Well group?

 We asked the Dance Well group, too, to bring objects or words that could symbolise their relationship with the city of Bassano, but this worked out only partly, and so we decided to use different strategies of exploring so as to strengthen certain elements that had emerged.

And what happened?

 Francesca: Let’s take a step back. We initially thought we could use all the spaces in the Villa, including its beautiful garden, and we thought we would be able to create an itinerant performance, but this didn’t turn out to be possible in the end for various reasons and the actual space where we will present is just one: the small church of the Villa. So we had to rethink our initial ideas.

Cosimo: At first we thought of creating a party, a ball, taking place while there was something terrible going on outside. Like in the scene of a movie where there is a war going on and inside couples are dancing, as a form of resistance. Because dancing is part of life. Of this initial imagery, anyhow, the idea of dance conceived as a social ball, as the guiding thread of the whole work and its vocation to resistance, remained. And then we also inserted references to Bassano’s history and to the historical resistance: Hemingway, the song Bella ciao…

 With regards to the emotional grammar what happened during the rehearsals?

 Francesca: We started precisely from the title of the piece. We worked on the meaning that the word “resistance” holds for them. I was really struck by Franca’s answer, one of the dancers.  She said that to her “resistance” has become “pleasure” because it means that she continues to succeed and discovering it was extraordinary. For her “resistance” is linked to the movement and finding herself moving has become a crucial point for Franca.

 There’s a scene that we baptised Happiness generators, in which the dancers reach a particular point, which generates happiness and erupts in a smile. This scene stemmed from something Mario said, when he told me that one of the first things that people with Parkinson’s lose is facial expressiveness, because it’s the least useful thing. So I thought of working on the face and on facial expressions during the warm-up stages. And from that, the scene of the show was born.

In a way, you have created together with the group.

Oro. L’arte di resistere. Photo by Martina Berton

Francesca: Yes, everything you’ll see has been created during improvisation practices. For example, during the improvisation work I asked them to work on different “emotional rooms”: that of rage, that of the sacred (because we would have worked in a Church); that of the attention (what do I do to attract attention, since I am a performer). The room of rage was very problematic. A lot of them said they just weren’t able to feel or express anger. So I asked them what the worst insult they’d ever received was. This resulted in a very long list. This inspired another scene, but with an overturning of the insult received, which, in the show, is directed at a single person, Annie.

Do you use words on stage?

Francesca e Cosimo: Yes, we use words and we sing, too. We also use a reading. Words are there.

Cosimo, what has been your role in creating the piece?

Cosimo: We are partners in life, too, so there’s a constant flow of thoughts between me and Francesca. When Francesca talked to me about this project, it intrigued me. I thought about the fact that gold is, of course, a precious and resistant metal, but at the same time, paradoxically, it’s fragile. For example , when it comes into contact with mercury it melts. When I arrived in Bassano there were already elements to work on. I think, with my vision, I contributed in making them clearer, adding stimulus as well as historic-cultural references.

The group, in Oro, is like a single organism. The dancers are compact and united, like flocks of birds. For example, seeing them during different practices, at one point it reminded me of the scene from the movie Miracolo a Milano, by Vittorio de Sica, in which some people live in shacks, they wake up feeling chilly in the morning and, as soon as they see a ray of sun, they move together quickly as a group to reach it, and they do this repeatedly, for several times. This cinematographic reference helped us, in a specific scene, that already mentioned by Francesca, The Happiness generators, to create a sort of symbolic narrative, which provides the dancers with the emotional reasonings they can “tread” on.

Did working with such a special group surprise you?

Francesca: The group includes both people with and without Parkinson’s. To me, the focal point isn’t them being “special”, but their own specificity as individuals, non- professional dancers, regardless of their medical condition. There was no transmission of codes or of movement, like is usually the case when I work with professional damcers. The most important scenes are those where there is each person’s personality. This, to me, is beautiful, because each and every one of them has a way to emerge with his/her own story. The difficulty that some of them may have encountered most was that of finding themselves helpless in the face of the emotions they experienced throughout the creation of the piece.

Helpless not with regards to the movement, but to the emotions?

Francesca: Yes. Professionals are trained to pass on quickly from one emotional state to another. They, on the other hand, do not have this sort of training and there are certain scenes in which I asked this of them. This triggered many questions and it was important to discuss it. Some of them have never been on stage, and so they find themselves having to deal with and to get to know these new emotions and tensions.

Cosimo: Personally, I’m very interested in working with non-professionals because they are more free.

Francesca: … and more human!

Cosimo: To me, it is important for movement to arise outside a code. I find exploring spontaneity or impulsiveness very interesting. I come from another world, that of writing and I’m used to free rein.

Francesca, dancing, to you, means resisting against what?

Francesca: Against violence. Sometimes the right words don’t come to me, I can’t find them, so dancing is my way of resisting and existing. Dancing, and making others dance.

Cosimo: We resist and we exist. Resisting is claiming the right to exist. The historic resistance resisted against the violence of nazi-fascism, but resistance also means resisting against today’s conformism.

Who is your ideal audience?

Francesca: …One that feels the way we feel…

Cosimo: it’s not one that, claiming he/she doesn’t understand anything about contemporary dance, does not express an opinion, although he/has one… my ideal audience expresses his/herself without worrying about his/her “authority”  and who states bluntly what he/she feels and thinks.

Interview by Anna Trevisan

English translation by Elena Baggio

 

Operaestate Festival, Bassano del Grappa, Oratorio di Villa Ca' Erizzo
22/23 agosto, 24/26 agosto
ORO. L'ARTE DI RESISTERE
Da un’idea di Francesca Foscarini e Cosimo Lopalco
Coreografia: Francesca Foscarini
Drammaturgia: Cosimo Lopalco
Supporto al processo creativo: Anna Bragagnolo e Cristina Pulga
Creato ed interpretato con i Dance Well dancers: Luisa dalla Palma, Paola Bertoncello,
Silvana Cucinato, Elena Scalco, Vittoria Battistella, Luciana Pilati, Paola Agostini,
Annie Scodro, Mario Sartore, Pia Tessarolo, Maria Rosa Martinello, Marinka Sirotnjak,
Giovanni Pizzato, Franca Baraldo, Mario Pomero, Eva Boarotto, Giuseppina Cavallin,
Bruno Gusella, Giorgio Marchioro, Erminio Pizzato, Daniela Scotton

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