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A GLANCE AT DANCE | “Libera la natura 1/2/3”...

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30 luglio 2022 Commenti disabilitati su LA STANZA DI CARLA | “Libera la Natura 1/2/3” Views: 47 La stanza di Carla, News, Read, Reviews

LA STANZA DI CARLA | “Libera la Natura 1/2/3”

Operaestate Danza, Orto Botanico di Padova, 27 luglio 2022 | “Libera la Natura 1/2/3” | Possibile che la nostra spettatrice preferita scriva parole quasi … entusiaste per lo spettacolo creato da Laura Pugno e Masako Matsushita con Elena Sgarbossa; Arianna Ulian con Sara Sguotti; Simona Vinci con Stefania Tansini? Per scoprirlo leggete! Fino in fondo.

Orto Botanico di Padova, mercoledì sera. Difficile concentrare l’attenzione, troppe le sollecitazioni: luogo centenario, bellissimo, rigoglioso e profumato; alle spalle le cupole illuminate del Santo, secoli di arte e di scienza insieme. Siamo qui per vedere unite altre forme di arte: letteratura e danza.

Non so esattamente cosa aspettarmi; so solo che tre danzatrici avranno come ispirazione uno scritto di tre autrici, che fungerà anche da colonna sonora. Alle cose che avrei bisogno di fare più volte dovrei aggiungere anche ascoltare, perché non riesco a trattenere e quindi a capire ciò che sento. Il primo pezzo, eseguito da Sara Sguotti e, inaspettatamente, dall’autrice Arianna Ulian è stato il più vicino a quello che immaginavo: un testo (prosa o versi?) ritmato dapprima dalla coniugazione ossessiva, spezzata, distorta a volte, del verbo latino crepare, chissà se nell’accezione di crepitare, spaccarsi o far risuonare; forse nello sviluppo dell’azione e del testo potrebbero susseguirsi tutti i significati, con il gesto ad accompagnare la parola, studiata per diventare la base ritmica, forma e sostanza insieme.
Più rilassato il brano di Simona Vinci, commentato dalla danza di Stefania Tansini, che compare sul fondo a sinistra, tra gli alberi, con un vestitino rosso e una lampada accesa: Cappuccetto rosso? Alice? Gretel? Comunque una apparizione fiabesca. E dei boschi delle favole, della natura benevola, rassicurante e accogliente dell’infanzia l’autrice racconta, mentre la danza si sposta lentamente a destra, un po’ lontana da noi, posandosi su quelli che mi sembrano ceppi di tronchi tagliati, per poi allontanarsi, verso altri alberi, alle nostre spalle.
Decisamente più arduo il terzo pezzo, scritto da Laura Pugno per Masako Matsushita. Scrittura ostica, complessa, per argomenti complessi relativi alla natura, alla sua fragilità, alla nostra colpevolezza, a considerazioni filosofico-scientifiche; difficile per me seguire testo e danza. Stavolta la voce non è registrata, ma è la voce di Elena Sgarbossa, che accompagna Masako anche nel suo procedere sul bordo di una lunga vasca fino ad una panca, luogo della performance che come altre volte richiama tradizioni, riti e suggestioni “altre”, e corredata da una preziosa stola di tessuto, elemento scenografico e coreografico. La via del ritorno passa attraverso la vasca già percorsa, ma stavolta dentro l’acqua, e riserva il colpo di scena spettacolare che non ti aspetti e che mi ha destato meraviglia e inquietudine: improvvisamente, in fondo, prima di rientrare, una cascata d’acqua, illuminata, investe Masako che rimane ferma nella luce, immagine quasi aliena, trascendente, non so se a godere o a immolarsi in quel violento passaggio nella natura. Elena, indietro, torna lentamente sui suoi passi.
Per fortuna che c’ero!
Anche di questo “Libera la Natura” mi sarebbe piaciuto conoscere la genesi e sapere qualcosa di più circa il processo di collaborazione e interazione tra scrittrici e danzatrici.

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