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2 settembre 2021 Commenti disabilitati su Swans | Manifesto per una danza nuova Views: 246 In depth, Multimedia, News, Photo Gallery, Read, Reviews

Swans | Manifesto per una danza nuova

“E Socrate udendo ciò, sorrise un poco e disse. – Ahimè, Simmia! Davvero sarà difficile che io riesca a persuadere gli altri che non reputo una sventura ciò che mi accade […]. Io devo sembrarvi nell’arte della divinazione inferiore ai cigni, i quali, appena si accorgono di dover morire, pur avendo cantato anche prima, cantano allora il loro canto più lungo e più bello, presi come sono dalla letizia che di lì a poco se ne andranno al dio a cui sono devoti. E gli uomini, per la paura che hanno della morte, dicono il falso anche dei cigni: dicono che, piangendo la loro morte, cantano dal dolore […]. I cigni […] sono indovini e presentendo quali beni troveranno nell’Ade, cantano e sono lieti, quel giorno più che nel tempo passato”.

Platone, Fedone 85 a- b

 

Operaestate Danza 2021 | Swans | Applausi agli artisti. Photo by Riccardo Panozzo

È un messaggio plurale, inclusivo. È un messaggio di pace tra corpi e ultracorpi. Un messaggio di bellezza incarnata in corpi diversi, divergenti, eccentrici e fuori dagli schemi quello di Swans, l’antologica composta da sei re-enactment dedicati al celebre solo La morte del cigno di Anna Pavlova (1905).

Un lungo e audace abbraccio tra virtuosismo e fragilità, tra potenza ed espressività, tra potere elastico del corpo e potere della mente. Un manifesto per una nuova cultura della danza, all’insegna del colloquio tra i suoi linguaggi e i suoi “stili”. Sei performance tra loro autonome, sapientemente giustapposte una dopo l’altra, costruiscono un discorso, una narrazione, un racconto non solo sul topos della morte ma anche su quello meno frequentato della trasmissione della tradizione.

Uno spettacolo maturo e visionario, che forse non è ancora pronto per essere accolto, hic et nunc, da tutti gli spettatori presenti in sala. Una sfaccettata partitura di “variazioni” coreutiche che conducono verso direzioni tra loro molto lontane eppure tenute insieme da un unico fil rouge: quello di un futuro possibile (o forse in un fecondo e già fecondato passato) dove contenuto e forma non sono più nemici, né stranieri o partner occasionali.

Un’intima agnizione dei propri limiti di spettatore, accompagnato a misurarsi con le proprie capacità di ascolto e di accettazione, e a misurare la rigidità o la permeabilità dei propri pregiudizi e delle proprie aspettative verso la danza e forse anche verso la vita.

 

Re-enactment n° 1: Swaën | Una solitudine troppo rumorosa

“The sun is falling and it lies in blood

The moon is weaving bandages of gold

Old Black Swan where oh where is my lover now

Where oh where is my lover now”

Nina Simone, Black Swan

 

  • Operaestate Danza 2021 | Swans | Camilla Monga in Swaën". Photo by Riccardo Panozzo
  • Operaestate Danza 2021 | Swans | Camilla Monga in Swaën". Photo by Riccardo Panozzo
  • Operaestate Danza 2021 | Swans | Camilla Monga in Swaën". Photo by Riccardo Panozzo
  • Operaestate Danza 2021 | Swans | Camilla Monga in Swaën". Photo by Riccardo Panozzo
  • Operaestate Danza 2021 | Swans | Camilla Monga in Swaën". Photo by Riccardo Panozzo

L’incipit della serata è affidato a Swaën di Camilla Monga, che danza adulta e sensuale su scivolose e calde note di Jazz, stralciando le braccia nell’aria come punti interrogativi. Nella sua mise setosa e garbata volteggia in bianco e nero senza inciampi e senza punte, ricordandoci che la grazia del gesto è percorribile anche lungo traiettorie non classiche, non tradizionali.

Forse quel suo danzare solitario in colloquio con note nuove interroga l’essere donna, l’essere sola, l’essere viva senza censure emotive, senza costrizioni sociali, in un’intimità con se stessa, calda e condivisa.

In quella parola inventata, “Swaën”, crasi della parola inglese “swan” (cigno) e del nome Camille Saint- Saëns (che compose la musica originale di La morte del cigno), è racchiusa in sintesi la sua danza: un neologismo avvitato intorno ad un libero e arioso abbraccio con la tradizione.

 

Re-enactment n° 2: Living like I know I’m gonna die | Una sola moltitudine

“… Mi contraddico?

Va bene, e allora mi

Contraddico.

(Sono vasto, contengo moltitudini)”.

Walt Whitman

 

  • Operaestate Danza 2021 | Swans | Collettivo Mine in "Living like I know I'm gonna die". Photo by Riccardo Panozzo
  • Operaestate Danza 2021 | Swans | Collettivo Mine in "Living like I know I'm gonna die". Photo by Riccardo Panozzo
  • Operaestate Danza 2021 | Swans | Collettivo Mine in "Living like I know I'm gonna die". Photo by Riccardo Panozzo
  • Operaestate Danza 2021 | Swans | Collettivo Mine in "Living like I know I'm gonna die". Photo by Riccardo Panozzo
  • Operaestate Danza 2021 | Swans | Collettivo Mine in "Living like I know I'm gonna die". Photo by Riccardo Panozzo

All’uscita di scena di Camilla Monga segue senza interruzione Living like I know I’m gonna die, con l’ingresso dei cinque danzatori del Collettivo Mine dalla platea. Salgono in fila, con ritmo serrato, scandito, senza sbavature. Sono vestiti in jeans stile anni ’80, tra il paninaro e la disco dance, senza scarpe. Indosso ai loro corpi giovani, questi abiti pop-rock, voluti dallo stylist Ettore Lombardi, suggeriscono serate di festa e gazzarra, di balli licenziosi e trasgressivi. Ma il rigore della loro danza, dalla metrica controllata e senza eccessi, contraddice le apparenze. Marciano danzando senza posa il loro “carpe diem”, ingaggiando scambi a due sempre più rapidi e veloci, dentro a geometrie coese e compatte, che sanno di quadriglie e balli di corte, di nobili e cortigiani, di trine e di sottane sempre più meccanizzate dai Tempi Moderni, dove anche la felicità è un rito di consumo.

A turno, uno dei cinque danzatori resta inevitabilmente spaiato. Ma la danza non si interrompe, sotto la pioggia ritmica e pulsante della musica elettronica. I loro corpi in movimento sembrano comporre e ricomporre tutti insieme un fantomatico esoscheletro, una sovrastruttura mobile che sostiene, moltiplica e tiene in vita il cigno e il suo mito.

 

Re-enactment n° 3: L’animale | Il cigno

“Un po’ di possibile, sennò soffoco”

Gilles Deleuze

 

  • Operaestate Danza 2021 | Swans | Chiara Bersani in "L'animale". Photo by Riccardo Panozzo
  • Operaestate Danza 2021 | Swans | Chiara Bersani in "L'animale". Photo by Riccardo Panozzo
  • Operaestate Danza 2021 | Swans | Chiara Bersani in "L'animale". Photo by Riccardo Panozzo
  • Operaestate Danza 2021 | Swans | Chiara Bersani in "L'animale". Photo by Riccardo Panozzo
  • Operaestate Danza 2021 | Swans | Chiara Bersani in "L'animale". Photo by Riccardo Panozzo

Sul palco entra lei, Chiara Bersani, che si fa portare in braccio avvolta in un vestito da sera, luccicante di strass e di paillettes. Disattende tutti, sdraiandosi di spalle al pubblico, sopra ad un palco esagonale collocato appositamente per lei dall’assistente di scena. Gabbia, rifugio, tana o forse spazio esoterico dove dare inizio all’esorcismo.

Suoni animali, rantolii, sospiri, suoni gutturali, schiocchi di lingua e respiri si sciolgono in canto che rivela una voce musicale, collegata a qualcosa che non vediamo. Con un braccio, la performer scaccia e allontana fantasmi, si spiuma invisibili penne, con le gambe scalcia e sgambetta civettuola, con il fiato e il diaframma ritorna animale e selvatica, d’improvviso idealmente fuggita dall’abito da sera che la fascia a festa. Resistente, ostinata, incantata figura che solleva demoni e spiriti intorno a lei, con la forza della voce.

Il suo corpo parla alla platea di cose diverse, possibili, magnifiche, sconosciute, vertiginose. Il suo corpo ci invita a seguirla, a prendere sul serio la strada che ci indica restando ferma, per tutto il tempo, su quella pedana. Quando finalmente decide di girarsi e rivolgersi verso di noi, il suo fiato si trasforma in galoppo, corsa, nuova fuga sedentaria, che chiama a raduno con la sua voce altre invisibili creature.

“Whispers … Sunset … trashes…” – canta con aria assorta e meditata provocazione. L’oscillazione impercettibile del suo corpo ricomincia il duello con la morte, disattesa. Nella sua raffinata e misteriosa indagine dell’animalità – scandagliata anche da illustri filosofi e pensatori moderni e contemporanei – nella sua estetica che indica la direzione della pura meraviglia, senza giudizio e senza aspettative, Chiara Bersani diventa il cigno sacro ad Apollo e caro a Socrate: di fronte alla morte, pieno di letizia, canta e incanta.

 

Re-enactment n° 4: Open Drift | Naufragio con spettatore

“Il progresso è un viaggio con molti più naufraghi che naviganti”.

Eduardo Galeano

 

  • Operaestate Danza 2021 | Swans | Antonio Tafuni e Nagga Giona Baldina in "Open Drift" di Philippe Kratz. Photo by Riccardo Panozzo
  • Operaestate Danza 2021 | Swans | Antonio Tafuni e Nagga Giona Baldina in "Open Drift" di Philippe Kratz. Photo by Riccardo Panozzo
  • Operaestate Danza 2021 | Swans | Antonio Tafuni e Nagga Giona Baldina in "Open Drift" di Philippe Kratz. Photo by Riccardo Panozzo
  • Operaestate Danza 2021 | Swans | Antonio Tafuni e Nagga Giona Baldina in "Open Drift" di Philippe Kratz. Photo by Riccardo Panozzo
  • Operaestate Danza 2021 | Swans | Antonio Tafuni e Nagga Giona Baldina in "Open Drift" di Philippe Kratz. Photo by Riccardo Panozzo

Sono due i danzatori che interpretano la variazione numero quattro, firmata da Philippe Kratz. Il primo ad entrare in scena è Nagga Giona Baldina. La sua pelle nera orienta  il nostro immaginario verso le drammatiche cronache di naufragi nel Mare Mediterraneo. Il suo corpo allungato, flessuoso, agile di cigno nero danza magnificamente, raggiunto anche dal secondo danzatore, Antonio Tafuni, che incarna un tonico cigno bianco senza innocenza. Alla deriva, questi corpi si annegano a vicenda, si affrontano, si abbracciano in un confronto serrato e impeccabile, costruito da frasi sincrone ma anche da lunghe e intere distonie in movimento. Da questa lotta, a tratti amorosa a tratti disperata a tratti innamorata, nessuno dei due esce vincitore. Il trascorrere dei loro corpi nell’acqua immaginaria del palco è estatica vertigine, specchio profondo della nostra fragile e spaventata Civiltà, dove la collettività intera è a rischio di smarrirsi nel rifiuto dell’altro.

 

Re-enactment n° 5: Peso piuma | Sulle punte. Un anatema

“La società disciplinare descritta da Foucault, fatta di ospedali, manicomi, prigioni, caserme e fabbriche, non è più la società di oggi. Al suo posto è subentrata da molto tempo una società contemporanea diversa, fatta di fitness center, grattacieli di uffici, banche, aeroporti, centri commerciali e laboratori di genetica. La società del XXI secolo non è più la società disciplinare ma è una società della prestazione (Leistungsgesellaschaft)”.

Byung -Chul Han, La società della stanchezza

 

  • Operaestate Danza 2021 | Swans | Silvia Gribaudi in "Peso piuma". Photo by Riccardo Panozzo
  • Operaestate Danza 2021 | Swans | Silvia Gribaudi in "Peso piuma". Photo by Riccardo Panozzo
  • Operaestate Danza 2021 | Swans | Silvia Gribaudi in "Peso piuma". Photo by Riccardo Panozzo
  • Operaestate Danza 2021 | Swans | Silvia Gribaudi in "Peso piuma". Photo by Riccardo Panozzo
  • Operaestate Danza 2021 | Swans | Silvia Gribaudi in "Peso piuma". Photo by Riccardo Panozzo

Silvia Gribaudi irrompe sul palco con Peso piuma, portandosi appresso una ventata di comica, brillante, studiata leggerezza. Affilata e sdentata, puntuta e disarmata, offre in sacrificio per noi la rappresentazione di uno dei sentimenti più forti e inibenti del contemporaneo: il senso di inadeguatezza ovvero l’ansia da prestazione. Lo incarna, lo rappresenta, lo sbertuccia. Ci accompagna verso la risata virando all’improvviso verso un mood velato di malinconia e di tristezza.

Questa volta non è Graces, dove il riso è catarsi e liberazione dalle briglie dei canoni. Questa volta è un’insostenibile e incarnata leggerezza dell’essere, una allegoria intelligente dell’esistenza, appesantita dalla delusione eppure ancora disposta alla spensieratezza. Non è semplice affrontare la vita su scarpette a punta, dissimulando la fatica di indossarle. Poco a poco, la maschera del sorriso si incrina e sbuffa di tristezza. Le braccia che ripercorrono ironiche i gesti del noto balletto classico capovolgono la direzione, contraddicendo il significato di perfezione e di bellezza, contravvenendo al mito della vittoria del corpo sulla gravità, incarnando la caduta e il senso di fallimento. E noi pubblico cadiamo con lei. Con il suo pudore, con la sua vergogna, con la sua sincerità disarmante e bellissima che dissoda la testa e il cuore, preparandoli a guardare diversamente l’ultimo pezzo: La morte del cigno, interpretata dalla prima ballerina della scala Virna Toppi.

 

Re-enactment n° 6: La morte del cigno | Come l’acqua che scorre

“Solo l’uomo sa danzare. Mentre cammina, potrebbe essere colto da una noia profonda, di modo che attraverso l’assalto della noia egli si sposta dal passo di corsa al passo di danza. Confrontata con l’andatura lineare, retta, la danza è – con i suoi movimenti elaborati – un lusso che si sottrae completamente al principio di prestazione”.

Byung -Chul Han, La società della stanchezza

 

  • Operaestate Danza 2021 | Swans | Virna Toppi in "La morte del cigno". Photo by Riccardo Panozzo
  • Operaestate Danza 2021 | Swans | Virna Toppi in "La morte del cigno". Photo by Riccardo Panozzo
  • Operaestate Danza 2021 | Swans | Virna Toppi in "La morte del cigno". Photo by Riccardo Panozzo
  • Operaestate Danza 2021 | Swans | Virna Toppi in "La morte del cigno"
  • Swans | Virna Toppi in "La morte del cigno"

Nel corpo scenico finale della prima ballerina della scala Virna Toppi trovano casa tutte e cinque le precedenti variazioni, in uno splendido gioco di rifrazioni. La musica originale di Camille Saint- Saëns risuona in modo inaudito e nuovo: il violoncello è davvero il cigno e il suo canto. Il pianoforte è davvero l’acqua che si increspa, è superficie di note sulle quali scivola il cigno.

La sequenza dei brani precedenti, montati uno dopo l’altro in modo sapiente, è riuscita a creare un climax ascendente, che esplode nell’apparizione conclusiva di Virna Toppi, umana e dolcissima, infinita e fragile. Accettando di interpretare il suo brano alla fine di questa sequenza, Virna Toppi ha accettato di rinunciare all’aura, offrendosi in dono, come sintesi sublime e caleidoscopica di storie e di corpi, di vite e di archivi. In lei non c’è traccia di triti e noiosi cliché sulla danza classica, non c’è atletismo, non c’è ostentazione, non c’è compiacimento del gesto, non c’è ansia da prestazione.

Fa ardere di commozione la sua danza, che condensa tutta la fatica, tutto il dolore, tutta l’inquietudine, tutte le lacrime e tutta la gioia, tutti i dubbi e tutti i sogni degli altri corpi prima di lei. Le sue braccia danzano l’aria fragili, come ali. Il corpo di Virna Toppi diventa il simulacro di un sublime gioco di rifrazioni, dove si riflettono tutti gli altri corpi. Improvvisamente, la parte diventa il tutto e la danza classica torna ad essere danza.

La contaminazione di coreografie e di linguaggi che l’ha preceduta ha destrutturato lo sguardo dello spettatore, riuscendo a rigenerare il balletto classico in qualcosa di più umano, più autentico, più vicino alla vita e più lontano dalla gloria scontata dell’applauso, spogliandolo finalmente della stanchezza degli stereotipi.

Anna Trevisan

Foto di Riccardo Panozzo

 

Aggiornato il 03/09/2021

 

Operaestate Festival 2021
23 agosto, Sala Jacopo Da Ponte, ore 21.00
SWANS
Coproduzione Operaestate Festival Veneto

Swaën
Coreografia e danza di Camilla Monga
Musica Filippo Vignato, Emanuele Maniscalco liberamente
ispirata da Il Cigno di Camille Saint-Saëns
Creative producer: Marco Burchini
Produzione: VAN
Coproduzione: Operaestate Festival e CSC di Bassano, Festival Bolzano Danza

Living like I know I’m gonna die
Coreografia, invenzione e danza: Francesco Saverio Cavaliere, 
Fabio Novembrini, Siro Guglielmi, Roberta Racis, Silvia Sisto
Suono: F. De Isabella
Styling: Ettore Lombardi
Foto e video: Tonia Laterza
Produzione: Fabbrica Europa, Operaestate Festival/CSC di Bassano

L’Animale
Coreografia e danza Chiara Bersani
Scena e luce: Valeria Foti
Con la collaborazione di: Richard Gargiulo e Sergio Seghettini
Drammaturgia vocale Francesca Della Monica
Accompagnamento alla drammaturgia e promozione: Giulia Traversi
Accompagnamento alla creazione: Marco D'Agostin / Elena Giannotti
Supporto al processo creativo: Federica Della Pozza
Produzione: corpoceleste c.c.0.0 #
Co-produzione: Operaestate Festival/CSC, Fabbrica Europa,
Bolzano Danza |TanzBozen, Gender Bender Festival

Open Drift
Coreografia: Philippe Kratz
Con: Antonio Tafuni e Nagga Giona Baldina
Musica: Borderline Order

Peso Piuma
Coreografia e danza: Silvia Gribaudi
In collaborazione con: Zebra Cultural Zoo

La morte del cigno
Coreografia: Michel Fokine per Anna Pavlova
Con: Virna Toppi
Musica: Camille Saint-Saëns

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