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NUOVI SGUARDI | Yes, I am a dancer |...

1 settembre 2019 Commenti disabilitati su NUOVI SGUARDI | Yes, I am a dramaturg | Gaia Clotilde Chernetich at BMotion 2019 ITA/ENG Views: 317 News, Nuovi sguardi | Guazzo & Testolin, Posts

NUOVI SGUARDI | Yes, I am a dramaturg | Gaia Clotilde Chernetich at BMotion 2019 ITA/ENG

ITA | Yes, I am a… è una serie di interviste curate da Francesco Guazzo all’interno della rubrica NUOVI SGUARDI. Il loro insieme colleziona una campionatura delle più svariate tipologie di spettatore e tenta di capire come l’identità professionale ed umana possa arrivare ad influenzare o meno lo sguardo sugli spettacoli.

Gaia Clotilde Chernetich (GENOVA, 1985) è dramaturg di danza. Da marzo 2019 ha un assegno di ricerca presso l’Università Ca’ Foscari di Venezia relativo al progetto “dancing museums 2. the democracy of beings”.

FG: Saprebbe dirmi come la sua identità professionale e umana possa o meno arrivare ad influenzare il suo sguardo di spettatore?

È molto difficile, per me, separare l’esperienza della visione della danza da quella della sua pratica e del suo studio perché nella mia vita questi tre aspetti sono strettamente intrecciati. Tutto dipende poi chiaramente dalle circostanze della visione: se vedo uno spettacolo che richiama per citazione o per riallestimento un titolo importante del passato è chiaro che il mio sguardo si situa su quello spettacolo potendo contare su una serie di conoscenze relative a quel titolo… altre volte in cui non è così, invece, e quando si tratta, cioè, di un lavoro nuovo o inedito si attiva in maggior misura la parte del mio sguardo che probabilmente si interessa o si sofferma sulla possibilità di situare quel lavoro nella geografia della danza contemporanea e, in uno spettro più ampio, all’interno del panorama delle performing arts.
Tento comunque in ogni caso di arrivare alla visione delle performance mantenendo sempre la massima disponibilità possibile; c’è in me un lavoro di preparazione probabilmente anche inconsapevole con cui tento di conservare la maggiore apertura possibile… e questa è una questione per me fondamentale perché, andando a teatro quasi tutte le sere, è forte il rischio di una saturazione che difficilmente posso evitare, ma che posso sicuramente combattere, o provare a contrastare in questo modo: cercando di pulire lo sguardo, per lasciarmi attraversare il più possibile da quello che mi viene proposto.
Unendo tutte queste cose potrei quindi dire che la mia esperienza di spettatrice è un’esperienza legata non tanto alla curiosità, quanto più alla disponibilità: non mi sento di avere un atteggiamento particolarmente richiedente nei confronti di ciò che vedo. Mi piace invece mettermi in una postura più periferica, tenere uno sguardo in cui, nonostante l’alta focalizzazione, la periferia di ciò che mi raggiunge conta molto.

FG: Partendo dal suo proprio contesto ed arrivando fino a qui: una frase sul potere.

Dall’esperienza corporea del festival è evidente come nella settimana di BMotion Bassano venga letteralmente investita del potere che i corpi hanno nello spazio. A me è capitato di essere qui in residenza anche in altri mesi dell’anno e questa settimana è particolare, e rende particolare la città, perché apre ad una visione della città con questa popolazione di corpi tutti molto consapevoli – da chi pratica dance well fino i coreografi che hanno una carriera internazionale – tutti portano improvvisamente nello in uno spazio relativamente piccolo come quello di Bassano una grande consapevolezza corporea e la mia sensazione è che questo cambi l’energia della città, quindi sicuramente il potere per me è esclusivamente il potere dei corpi e di come i corpi abitano gli spazi. Credo infine che il potere sia legato ad un aspetto politico del corpo – nella sua pluralità e nella sua diversità – che sia relativo a come i corpi arrivino ad essere mostrati, rappresentati, esibiti, condivisi.

FG: Un desiderio per BMotion 2020.

Innanzitutto che questa comunità continui a ritrovarsi a Bassano alla fine di agosto perché questo è momento molto bello per chi partecipa anche attivamente alla dance community, così come io sto facendo. Il mio desiderio è che questo crei una consapevolezza collettiva sempre maggiore rispetto a quanto la danza sia in questo momento importante e fondamentale proprio per mettere in discussione e studiare dei temi che la realtà in questo momento ci chiede di ricevere e di elaborare, o anche semplicemente di contemplare.
In questo momento, però, in cui spesso mi capita di studiare tutto il giorno, o di passare la giornata a scrivere, o in sala prove con i danzatori e i coreografi e di dirmi che forse in questo momento storico non è esattamente una necessità quella di danzare invece mi rendo conto che è quanto più necessario, perché non dobbiamo perdere anche chi come noi ha il privilegio di dedicarsi alla danza – che certamente è un privilegio. Abbiamo un ruolo molto importante: quello di mantenere attivo e possibilmente di alta qualità un rapporto con i saperi del corpo, che sono poi quelli che rendono più umane le relazioni. Credo quindi che il mio desiderio sia questo: che si possa continuare in questo senso collettivo con la guida di chi si assume la responsabilità di dare degli orientamenti alle scelte artistiche del festival, che si possa continuare a procedere in questa direzione.

Francesco Guazzo

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ENGL | Yes, I am a… is a series of interviews curated by Francesco Guazzo within the section NUOVI SGUARDI. Their ensemble collects a sample of the widest variety of spectators and tries to understand how the professional and human identity may or may not influence the perspective on performances.

Gaia Clotilde Chernetich (Genoa, 1985) is a dance dramaturg. In March 2019, she received a research grant at the Università Ca’ Foscari of Venice relative to the project “dancing museums 2. the democracy of beings”.

FG: Could you tell me how your professional and human identity may or may not come to influence your gaze as a spectator?

It is very hard for me to separate the experience of watching dance from that of its practice and its study, because in my life these three aspects are closely intertwined. Clearly, it then all depends from the circumstances of the viewing: if I watch a show that refers to an important past work through a quote or a re-staging, it’s obvious that my gaze will be placed on that show, as it is able to rely on a certain knowledge relative to that particular work… other times when that is not the case, instead, and when I am confronted with a new or original piece, a part of my gaze is more engaged and active- the part that is probably more interested in, or that lingers on the possibility of placing that work on the geography of contemporary dance and, on a wider spectrum, within the landscape of performing arts.

Nonetheless, whatever the case, I try to be as open as possible when I get to the viewing of a performance; I do a sort of groundwork, perhaps even unconsciously, through which I attempt to remain as open-minded as possible… and this is a fundamental matter for me, because when you are going to the theatre almost every evening like I am, there is a very high risk of being saturated, one that is difficult for me to avoid, but that I can certainly fight against, or try to oppose in this way: trying to cleanse the gaze, to allow myself to absorb as much as possible of what is presented to me.

Combining all these things, then, I would say that my experience as a spectator is an experience that is not really linked to curiosity, but rather to availability: I don’t believe I have a particularly demanding attitude towards what I see. I like, instead, to place myself in a more peripheral stance, to maintain a gaze by which, despite the scale of focus, the periphery of what reaches me is very significant.

FG: Starting from your own background and coming up to here: a sentence on power.

Judging from the corporeal experience of the festival it is clear how, during the week of BMotion, Bassano is literally vested by the powers that bodies have in the space. I happened to be here on a residency even at other times of the year and this week is special, and it makes the town special, because it opens up to a view of the city with this population of bodies that are all very much aware- from those practicing Dance Well to the choreographers with an international career- they all bring to a relatively small space such as Bassano a great body awareness and I get the feeling that this changes the energy of the city, so power for me certainly is exclusively the power of bodies and of how bodies inhabit spaces. Finally, I believe that power is linked to a political aspect of the body- in its plurality and its diversity- which is relative to how bodies come to be shown, represented, exhibited, shared.

FG: A wish for BMotion 2020.

First of all, that this community may continue to gather in Bassano at the end of August because this is a very nice moment for those participating- even actively- in the dance community, just like I am. My wish is that this will create an ever-growing collective awareness with regards to how important and fundamental dance is now to question and study certain themes that the current reality asks us to receive and elaborate, or simply to contemplate.

At a moment, however, when I often find myself studying all day, or spending the day writing, or in the rehearsal room with the dancers and choreographers and I tell myself that, perhaps, at this point in history, dancing isn’t exactly a necessity, I realise instead that it is even more necessary, because we should not lose even those who, like us, have the privilege to engage with dance- which certainly is a privilege. So, I believe this is my wish: that we may continue in this collective direction with the guidance of those who take the responsibility of directing the artistic choices of the festival, that we may continue to proceed in this direction.

Francesco Guazzo

English translation by Elena Baggio

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