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19 agosto 2019 Commenti disabilitati su NUOVI SGUARDI | Guazzo & Testolin. Manifesto Views: 266 Audience Club, News, Nuovi sguardi | Guazzo & Testolin, Posts, Read

NUOVI SGUARDI | Guazzo & Testolin. Manifesto

M A N I F E S T O

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F r a n c e s c o   G u a z z o   

T o m m a s o   T e s t o l i n


NON C’È TEORIA SENZA RESISTENZA ALLA TEORIA

Il problema dei discorsi sulla danza è sempre di tipo traduttivo e traspositivo.
Ma cosa accade nella reazione di discorsi concernenti altre arti messi a contatto
con la danza e la sua linguistica?
Alcuni spunti interpretativi sulla danza e i suoi discorsi in vista di
possibili evoluzioni del processo creativo.


T R A D U R R E   L A    D A N Z A


I. La danza non si staccherà mai dalle parole né le parole si staccheranno mai dalla danza.
II. I discorsi sulla danza possono diventare essi stessi una sorta di trascrizione
del movimento e della sua carica di pensiero.
III. L'esperienza della danza sembra sempre pronta a contraddire quello che se ne dice, 
soprattutto quando viene espresso in maniera perentoria con l’aiuto di opposizioni binarie.
IV. Il dilemma centrale, da tenere volontariamente aperto, sta nel porsi la domanda
se sia più significativa un'esperienza della danza oppure il discorso che essa provoca,
e se le due dimensioni, quella dell'esperienza concreta e quella del discorso
che la traduce in parole, siano in qualche modo intercambiabili.
V. Un conflitto o una contraddizione non hanno ragion d’essere perché la danza non può
essere vera o falsa come lo può essere un discorso, non può essere buona o cattiva
come un comportamento, né può essere riducibile a «cosa» o a procedimento suscettibile
di venire manipolato, appunto, da un discorso.
VI. I discorsi sulla danza non ci inquietano, però sappiamo che la danza può renderci
inquieti poiché, quando è carica di senso, chiede comunque di essere parlata,
interrogata e messa in relazione con un altrove sfuggente.
VII. L'opera di danza sembra voler essere costantemente rassicurata da un discorso verbale
che faccia da tramite fra la sua apparenza e una sua possibile essenza.
VIII. Può accadere che i discorsi sulla danza tendano a sostituirsi alla sua creatività,
alla sua esperienza diretta e ai suoi contenuti.
IX. Comprensione è traduzione.


P E R    U N A     D A N Z A     D I    M O D E L L I

...senza mancare di naturalezza, mancano di natura.
CHATEAUBRIAND


I. Niente danzatori. (Niente direzione di danzatori). 
Niente parti. (Niente studio delle parti). Niente messa in scena. 
Ma l’utilizzazione di modelli, presi dalla vita. 
ESSERE (modelli) invece di PARERE (danzatori).
II. La terribile abitudine del non dissolversi completamente della tecnica.
III. Un danzatore si trova nella danza come in un paese straniero.
E se non ne avesse mai davvero parlato la lingua?
IV. Natura: quel che il riemergere della tecnica sopprime a favore
di una naturalezza appresa e mantenuta con l’esercizio.
V. Quel che avviene nelle giunture, nei punti d’intersezione del discorso del corpo.
VI. Squilibrare per riequilibrare. Quale liberazione?
VII. Ritoccare la liberazione con l’idea di liberazione.
VIII. L’uscita da sé stessi e l’importanza dello scarto
quando il pensiero di un movimento viene sostituito da un altro.
Un istante in between in cui il corpo è di pietra: l’accadere di un processo.
IX. Nel NUDO, tutto quello che non è bello è osceno.
X. Le parole non coincidono sempre con il corpo. In anticipo, in ritardo.
La scimmiottatura di questa non coincidenza è orribile nella danza.
XI. Novità non vuol dire originalità né modernità.
XII. L’illusione che la semplicità sia un segno di poca invenzione.
Ciò che talvolta manca ad una composizione è la propria povertà.
Se nel linguaggio è presente un’istanza dittatoriale
è perché esso viene appreso come totalità non scelta.
Il corpo e il suo movimento non cessano di non scriversi nella lingua.
Ma ciò non impedisce che la danza abbia suoi propri codici di comunicazione.
Se la si considera dotata di un regime semantico,
allora si scivola nella prova del riconoscimento.
Un gesto, una gamba distesa.

Yes, I am a dancer!

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N O T A   E S P L I C A T I V A

In un’esperienza della trascrizione traspositiva i punti sono riadattati e traslati sul
discorso riguardante la danza a partire dai testi di Luciano Berio, Un ricordo al futuro
(Lezioni Americane) e Robert Bresson, Note sul cinematografo.


Francesco Guazzo, Tommaso Testolin

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