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27 agosto 2019 Commenti disabilitati su LA STANZA DI CARLA | Di tutto un po’ Views: 146 La stanza di Carla, News, Posts

LA STANZA DI CARLA | Di tutto un po’

Qualche giorno fa Alessandro Sciarroni mi ha chiesto come mai fossi diventata così buona (come se di solito fossi cattiva). In realtà, se non trovo alcuno spunto che mi accenda un’idea non mi viene da esprimermi, e in più mi sto assuefacendo a quasi tutto. Ma se mi si “tira a cimento”…

Apriamo una parentesi sugli spettacoli dove il parlato è anche più del danzato. Confermo che il mio inglese è quasi nullo, ma nel caso di “Because we love you” è stato comunque sufficiente a capire che tutta la seconda parte era di troppo: accattivanti e divertenti, ma…anche meno!

“The rite of spring” pure mi ha destato qualche perplessità; tutto liscio per la prima parte, tutto sommato “classica”, dove alcuni atteggiamenti e gesti mi hanno richiamato certi manifesti della rivoluzione russa, o “Il giuramento degli Orazi” di David (ma sono solo mie associazioni mentali). La seconda mi è parsa scritta su una cifra diversa: il parlato è aumentato (con conseguente difficoltà a seguire correttamente), sono aumentati fin troppo esplicitamente i riferimenti all’attuale, tragica realtà, ma con un’ironia sconfinante nel grottesco. Non so…mi ha dato l’idea di una partitura scritta con due mani, dove la destra non sa quel che fa la sinistra. Se lo rivedessi con traduzione a fronte forse capirei meglio.

Di Yasmeen Godder non serve che dica nulla, perchè è risaputo che non gradisco i suoi lavori di questo genere.

Che altro? Tabea Martin! Già sapere che l’ispirazione viene da Beckett mi ha fatto immaginare un’impostazione di un certo tipo e direi che avevo immaginato bene in quanto a spazio, tempi, luci, per cui ero pronta. Impeccabili, brave e belle da vedere le due danzatrici, ma il lavoro da un certo punto in poi mi è risultato difficile da reggere. Pensa che nella mia banalità dopo la domanda: “pensi che questa posizione sia un bel modo per finire?” mi sarei messa in posizione, pausa, buio. Loro invece no.

Qualche parola c’è stata anche in “Graces”, ma non ho avuto bisogno di traduzione. E non c’è neanche bisogno di commentare: La Gribaudi ha mantenuto il suo stile e la sua carica vitale e comica, investendone anche i suoi tre danzatori. So che inizialmente non era prevista la sua presenza in scena: ma come ha potuto solo pensarlo? Saranno anche tre bei ragazzi, ma da soli, senza Silvia, non avrebbero suscitato tanto entusiasmo! Ma qualcuno imparerà…

Chiusa parentesi.

E veniamo alla Polka chinata. Inutile aggiungere altro a quanto detto molto esaustivamente da Anna Trevisan (il confronto sarebbe impari). Resta da aspettare quali saranno gli sviluppi di ciò che abbiamo visto qui, dando per scontato che ancora una volta i danzatori saranno costretti ad estenuanti prove di resistenza. Sottolineo una cosa: all’esecuzione della polka con la musica originale i visi di tutti gli spettatori si sono aperti in un sorriso: temo che alla fine del futuro lavoro usciremo probabilmente ammirati, ma non con lo stesso sorriso. O sì?

Su “Animale”, che avevo già visto, mi resta una domanda marzulliana: ma è un bravissimo interprete ad arricchire una coreografia, o una bella coreografia rende più bravo l’interprete?

Di Ballroom ho già detto qualcosa a suo tempo. La differenza rispetto a qualche anno fa è che le fanciulle in fiore sono state sostituite da signore rifiorite. Liberatoria la festa finale, dopo una settimana di lavoro intenso per tutti, operatori e spettatori.

Ho tralasciato commenti su qualcuno, Tony Tran, per esempio, che pure mi ha convinto, ma mi sono dilungata abbastanza, anche più di quel che pensavo e volevo.
Giudizio finale su B.Motion 2019? Positivo decisamente, anche per l’inserimento di culture “altre”, altrimenti difficili da incontrare in provincia.

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