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24 agosto 2017 Commenti disabilitati su La danza è un pensiero vivo che abbatte i confini | Dance is a living thought that breaks borders ita/eng Views: 1195 News, Posts

La danza è un pensiero vivo che abbatte i confini | Dance is a living thought that breaks borders ita/eng

Mentre centinaia di migliaia di persone si muovono per attraversare mari e linee di confine alla ricerca di un luogo da abitare, lo Stato e il dibattito politico con il loro “difendere” il suolo pubblico da interventi culturali di rigenerazione urbana e sociale, e il confine nazionale dalla possibilità di un riassetto che possa includere un diverso senso di cittadinanza, ci mettono di fronte all’immobilità degli spazi fisici e mentali.

In questa situazione di contrapposizione, di flusso e immobilità, le arti contemporanee continuano invece a mettere in campo la loro vocazione all’innovazione, da leggersi qui anche come inclusione, rigenerazione, attivismo.
E paradossalmente, pur continuando a lottare per la loro sopravvivenza, sono il sistema linfatico che dà nutrimento al nostro paese.

Nei trentasette anni di OperaEstate Festival e negli ormai undici di B.motion, la danza, il teatro e la musica ci hanno offerto continui esempi della loro azione catalizzatrice, e del loro ruolo di mediatori nel gettare le basi per rinnovare la relazione fra luoghi e comunità.
Abbiamo visto più volte come la danza contemporanea si faccia strada con coraggio nel vuoto, nel non conosciuto. Di come abbia la capacità di rompere la “dittatura” di luoghi algidi e stanziali, e di sgretolare convenzioni consolidate, dando vita a nuove “architetture” fisiche e culturali, reinventando lo spazio e trasformandone la funzione sociale.

Mi viene subito in mente il progetto “Dance in villa” che da quattro anni abita Villa Da Porto di Montorso Vicentino, e le creazioni multidisciplinari che Silvia Gribaudi e Matteo Maffesanti hanno realizzato con la comunità del luogo, ricca di culture diverse, mettendo insieme tradizioni differenti, quelle delle famiglie che arrivano dal continente africano e asiatico, e quelle della tradizione popolare italiana. E’ una danza tra generazioni, in cui l’arte coreutica diventa testimonianza della memoria individuale e collettiva, ed esperienza di un altro modo di stare insieme attraverso il corpo danzato.

C’è poi la danza contemporanea che entra nel Museo, i “Dance raids” che arrivano nelle piazze e nei centri storici, nei palazzi e nei giardini di periferia, la danza che recupera il contatto con la natura e le sue opere come nel caso dei progetti realizzati nella bellissima Arte Sella in Valsugana, i site-specific negli spazi di quelle aziende che hanno poco a vedere con la danza, come le Bolle Nardini della famosa e omonima Distilleria.

La danza è quindi anche amore per il territorio, inteso non solo come luogo fisico ma come tessuto di relazioni.

E’ un dialogo tra diversità, un costruire legami rompendo resistenze culturali, prendendosi la responsabilità di aprire il confronto su quelle tematiche definite “scottanti” come nel caso del progetto di ricerca europeo “Migrant Bodies”, rivolto a sperimentare l’inclusione di rifugiati e migranti attraverso iniziative di danza e movimento. Sulla stessa strada si indirizza anche il nuovo progetto “Performing gender”, che vuole offrire strumenti culturali e professionali a un gruppo di artisti per aiutarli a sviluppare nuove forme di narrazione e rappresentazione delle identità di genere e LGBTI.

Valorizzando non solo i luoghi fisici, ma le idee e le persone, la danza diventa esperimento sociale, ricerca antropologia oltre che creazione artistica, e svolge un ruolo cruciale nel ripensare nuove forme di inclusione e condivisione.

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ENG

Dance is a living thought that breaks borders 

While hundreds of thousands of people move to cross seas and borders in search of a place to live, the State and political debate put us in front of the stillness of physical and mental spaces with their “defence”of public soil from cultural involvement of urban and social regeneration, and national borders from the possibility of reorganizing what could include a different sense of citizenship.

In this situation of opposite traction, of flow and stillness, contemporary art continues to focus on its calling for innovation, to be read as inclusion, regeneration and activism.
And paradoxically, while contemporay art is still struggling to survive, it represents the lymphatic system that nourishes our country.

In the thirty-seven years of the OperaEstate Festival and in the eleven of B.motion, dance, theater and music have offered us continuous examples of their catalyzing action and their role as mediators in repositioning the bases of the relationship between places and communities.
We have seen more and more how contemporary dance makes its way with courage into the void, into the unknown. How it has the ability to break the “dictatorship” of ice cold and stationary places, and to crumble consolidated conventions, creating new “physical and cultural” architectures, reinventing space and transforming its social function.

My thought goes immediatly to the project “Dance in Villa”, which has been going on in Villa Da Porto of Montorso Vicentino for 4 years, and the multidisciplinary activities that Silvia Gribaudi and Matteo Maffesanti have created with the local community, rich in different cultures, bringing together different traditions, those of families coming from the African and Asian Continents with those of italian popular tradition. It’s a dance between generations, in which coreutic art becomes the evidence of individual and collective memory, and the experience of another way of staying together thanks to the “dancing body”.

There then is the contemporary dance that enters into Museums, the “Dance raids” in squares and historic centers, in the palaces and gardens of the suburbs, dance that recovers the contact with nature and its works as in the case of the projects created in the beautiful Arte Sella in Valsugana, and the site-specific dance in the spaces of those companies that have little to do with dance, such as Bolle Nardini from the famous and homonymous Distillery.

Dance is also love for the territory, not only as a physical place but also as a fabric of relationships.

It is a dialogue within diversity, building ties, breaking cultural resistance, taking on responsibility of opening to discussion on those “burning” themes as in the case of the European “Migrant Bodies” research project, aimed at experimenting with the inclusion of refugees and migrants through dance and movement initiatives.
On the same path, the new “Performing gender” project is also being directed, which aims to offer cultural and professional tools to a group of artists to help them develop new forms of narration and representation of gender identities and LGBTI.

Dance not only emphasizes physical places but also ideas and people, becoming social experimentation, anthropology research as well as artistic creation, and plays a crucial role in rethinking new forms of inclusion and sharing.

Rita Borga

Vi ricordiamo gli appuntamenti di oggi:
Alessandro Sciarroni (Italia): CHROMA-don’t be frightened of turning the page -h 14- Museo Civico
Luke Baio/Dominik Grunbuhel (Austria): Ohne Nix – h 19.30 e 22.30 – CSC Garage Nardini
Navaridas & Deutinger (Austria): Queen of Hearts – h 21 – Teatro Remondini

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Photo credits: Clodance (foto S. Mazzotta)

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