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audience engagement

26 agosto 2017 Commenti disabilitati su Audience development: intervista a Roberto Casarotto | Interview with Roberto Casarotto ita/eng Views: 1821 In depth, Interviews, News, Posts

Audience development: intervista a Roberto Casarotto | Interview with Roberto Casarotto ita/eng

Continuiamo a parlare di “audience development” con il direttore artistico di B.motion danza, Roberto Casarotto, che ci racconta che tipo di ricaduta sta avendo una progettualità che mette al primo posto il coinvolgimento attivo dei cittadini sul lavoro quotidiano della Case della Danza europee.

Il lavoro sul pubblico è al centro delle azioni promosse dalle Case della Danza europee, ci racconti come ha preso vita la progettazione in materia di audience development?
Per prima cosa ci siamo subito accorti come questa denominazione creasse delle discrepanze su quello che era il significato di “audience development”, perché le indicazioni che venivano date in sede di bandi europei, e dalle varie politiche culturali facevano pensare più a una politica di numeri che a una crescita sostenibile e costruttiva dell’audience. E’ nata quindi da subito una specie di controproposta da parte dei diversi membri delle Case della Danza europee. Ci siamo chiesti come rendere percepibile la rilevanza della danza nella società. Nel caso di Bassano uno degli esempi più eclatanti è il progetto “Dance Well” dove appunto, la danza entra nella vita dei cittadini, la stravolge, la cambia, la migliora, e la fa percepire come un’arte importante, rilevante, imprescindibile da quello che può essere un piano culturale.

Come si sono coordinate le case della danza a tal proposito?
E’ nato a livello europeo e nazionale un percorso attraverso il quale ci chiediamo sempre di più come coinvolgere i cittadini, e non a caso parliamo di cittadini e non più di audience, proprio perché vogliamo proporre delle progettualità culturali rivolte a chi abita un territorio, in maniera indistinta da quella che può essere la nazionalità, provenienza, e l’estrazione economica, sociale, culturale.

Che tipo di impatto ha avuto tutto questo sul vostro lavorare nel quotidiano?
E’ un impatto molto forte, perché questo pensiero di immaginare chi sono i cittadini di oggi ci ha fatto rilevare la possibilità di proporre delle iniziative che non parlino solo a dei bianchi benestanti, appartenenti a un’élite culturale, ma di porci veramente degli interrogativi su come informiamo e comunichiamo le nostre progettualità, e su come riusciamo a coinvolgere diverse generazioni e diverse culture, e i diversi soggetti che abitano il nostro territorio. Questo a sua volta sta cambiando pian piano il modo in cui caliamo nella quotidianità alcune iniziative culturali, ci mette molto di più in dialogo sia con i giovani che con gli anziani, e ci porta a far più attenzione alle parole che usiamo per comunicare un arte che viene, in maniera stereotipata, considerata di nicchia o spesso incomprensibile, lontana dalla quotidianità.

Come tipo di sviluppo avranno queste azioni nel prossimo futuro?
Ci sono diversi esempi di buone pratiche in materia, però non c’è un pensiero congiunto e in qualche modo ordinato su come costruire dei valori o dei principi attraverso i quali poi declinare le singole iniziative, o le singole idee nei diversi contesti, territori. Io non credo nella replicabilità di modelli tout court da un contesto all’altro. Questo implica mettere in campo delle professionalità altamente qualificate che hanno sviluppato studi ricerche e lavorato in maniera molto ordinata dei criteri e delle linee guide sul pensiero dell’audience development. Da questi dialoghi con queste figure è nata sicuramente l’esigenza di avere un piano regolare nel tempo, non delle attività spot, e questo ci pone di fronte alla necessità di una rivisitazione critica dell’entità “Festival”, che per sua natura ha un’ articolata vita temporale, dentro uno spazio definito di 90 giorni. Per resistere oggi un festival ha bisogno di una serie di attività correlate e accessorie che lo accompagnino. E’ fondamentale avere un dialogo, rapporto diretto con i nostri interlocutori e tenerlo attivo, farlo crescere, e questo non puoi che farlo se non con un pensiero di regolarità, altrimenti rischi tutte le volte di dover ricominciare. La regolarità e fondamentale così come prendersi cura delle persone che vengono coinvolte, perché a volte le esperienze che proponi sono così forti, così rilevanti che poi è fondamentale offrire dei percorsi o dei contatti che si ripropongono nel tempo.

Rita Borga

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ENG

We are going on talking about “audience development” with the B. motion artistic director Roberto Casarotto. Roberto describes the impact of a project that gives priority to the active involvement of citizens on the daily work of European Dance Houses.

The work on the audience is at the core of actions promoted by European Dance Houses, could you tell us how the planning in terms of audience development has come to life?
First of all, we realised straight away how this denomination created discrepancies as to what the meaning of “audience development” was, because the guidelines given by European grants and tenders, and by various cultural policies, tended more towards a policy of numbers rather than a sustainable and growth of the audience. So, from the start, a kind of counteroffer was born from different members of European Dance Houses. We asked ourselves how we could make the relevance of dance within society perceptible. In Bassano’s case one of the most striking examples is the “Dance Well” project, where dance enters citizens’ lives , revolutionises it, changes it, makes it better, presents it as an important art, relevant, essential to what a cultural plan can be.

How did the Dance Houses coordinate in this regard?
A process was born at national and European level through which we ask ourselves more and more often how to get citizens involved, and for this reason we talk about citizens rather than audiences, specifically because we want to offer cultural projects aimed at those living in a territory, regardless of nationality, origin and economic, cultural and social background.

What kind of impact did all this have on your daily work?
It’s a very strong impact, because this idea of imagining who today’s citizens are enabled us to detect the possibility of offering initiatives that don’t appeal just to well-off white people belonging to a cultural elite, but to really question our way of informing about and communicating our projects, and how we succeed in getting different generations, different cultures and different individuals living in the territory involved. In turn, this is slowly changing the way we introduce certain cultural initiatives in everyday life, it makes us communicate a lot more with both young and elderly people, and it leads us to pay more attention to the words we use to communicate an art which is considered, stereotypically, a niche or often incomprehensible, far from everyday life.

What will be the development of these actions in the near future?
There are several examples of good practices on the subject, but there isn’t a shared or somewhat organised belief as to how to build values and principles through which single initiatives, or single ideas in different contexts and territories can then be drawn. I don’t believe in transferring models tout court from on context to another. This implies putting in place highly qualified professionalisms that have developed studies and research and have elaborated in a very orderly manner criteria and guidelines on audience development. From the dialogue with these figures a need was born to have a stable plan through time, not brief activities, and this presents us with the necessity of a critical revisiting of the entity “Festival”, which has by nature an articulate temporal life, within a defined space of 90 days. In order to survive today, a festival needs to be accompanied by a series of correlated, subsidiary activities. It is essential to have a dialogue, a direct relation with the spokespersons, and to keep it active, make it grow, and this can’t be done if not through a thought of regularity, otherwise you risk having to start from scratch every time. Regularity is essential just like taking care of the people involved, because sometimes the experiences you provide are so strong, so relevant, that it is then essential to offer processes or contacts that are put forward again in time.

traduzione by Elena Baggio

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