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30 agosto 2018 Commenti disabilitati su Audience club | Il Feedback di Karen su alcuni spettacoli di BMotion Danza Views: 260 Audience Club, News, Posts, Read, Reviews

Audience club | Il Feedback di Karen su alcuni spettacoli di BMotion Danza

Feeback in ordine sparso di Karen dell’Audience club di Bassano
Some feedback by Karen from Audience club

“Local/Not Easy” di Iris Erez
Lo spettacolo Not Easy di Iris Erez è una poesia mutante, un inno al cambiamento che svela il la vita privata della performer. Dicendo il “non detto” di come é rimasta incinta due volte grazieall’efficente ed ostinato programma di fertilità del governo Israeliano.
L’azione a sua volta ha saputo svilupparsi in tutto lo spazio in modo sempre dinamico. É uno spettacolo molto sentito dalla coreografa e questo viene trasmesso al pubblico, che si fa pubblico partecipante quando viene spronato a rispondere alle domande di Iris.
Dal punto di vista scenografico questa BMotion é stata molto povera ma nel caso di Not Easy l’impianto luci ha saputo riempire il vuoto di uno scenico non pervenuto. Utilizzando uno “scheletro” di luci illuminabile parzialmente o totalmente ed un neon poggiato al fronte palco Iris sfrutta bene lo spazio altrimenti vuoto.

Iris Erez’ show Not Easy is a mutant poem, a hymn to change that reveals the performer’s private life. By saying the “unsaid” of how she got pregnant twice thanks to the effective and obstinate fertility program of the Israeli government.
The action, itself, managed to develop in the whole space in an ever dynamic manner. It is a show which is very much felt by the choreographer and this is transmitted to the audience, which becomes a participating audience when it is encouraged to answer Iris’ questions.
From a scenographic point of view, this Bmotion edition has been very lacking, but in the case of Not Easy the lighting installation succeeded in filling the gap of a scenic design that wasn’t successful. Using a “skeleton” of lights that could be lit up partially or entirely and a neon placed at the front of the stage, Iris uses the otherwise empty space well.
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“Opus” di Christos Papadopoulus
Opus significa “lavoro” ed é un termine che, seguito da un numero progressivo, è usato per indicare le composizioni musicali di un autore di cui sia stato fatto il catalogo definitivo. Cosa applicabile a Bach ed al lavoro di questa sera.
C’é un’idea geniale dietro questa performance, c’é un grande lavoro fisico di segmentazione e ritmizzazione. Quattro danzatori che si concentrano su altrettanti quattro ritmi/suoni/pause/strumenti per portare agli atti un movimento che tenta di rievocare le sensazioni del contrabbasso, del flauto etc. Un grande plauso al lavoro ed impegno che c’é dietro, ma un lavoro così, protratto, diventa soporifero. Cosa che é stato. Non c’é stata una conclusione adeguata, oserei dire nemmeno uno sviluppo effettivo. L’idea di base ci sta, ma troppo lungo e in cerca di finale.

Opus means “work” and it is a term that, followed by a progressive number, is used to indicate the musical compositions of an author of whom a final catalogue has been made. This is applicable to Bach and to this evening’s piece.
There is a brilliant idea behind this performance, there’s a great physical work of segmentation and of rhytmics.
Four dancers concentrate on four other rhythms/sounds/pauses/instruments to give the acts a movement that tries to evoke the sensations of the double bass, the flute etc. A great plaudit to the work behind it, but a piece such as this, if prolonged, becomes soporific. Which it was. There was no adequate conclusion, I dare say not even an actual development. The base idea works, but it is too long and wanting of an ending.
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“Oro. L’arte di resistere di Francesca Foscarini con i Dance Well dancers
Questo spettacolo ha avuto luogo nell’elegante location della cappella di Villa Ca’Erizzo.
Lo spettacolo mi é piaciuto, non ho critiche a riguardo, a parte qualche perplessità riguardo l’uso del dialetto veneto, non amo particolarmente il mio dialetto, mi sembra che renda meno “serie” le cose. Funzionale la disposizione delle sedie e commovente il finale danzato complessivo.
Ammetto di aver letto la vostra intervista e che condivido quello che Francesca e Cosimo hanno detto. Bella la domanda sul pubblico ideale, mi ci sono riconosciuta in parte.

This show took place in the elegant location of the chapel of Villa Ca’Erizzo. I liked the show, I offer no criticism of it, if not some perplexities regarding the use of the Veneto region’s dialect, I don’t particularly like my region’s dialect, I feel it makes things less “serious”. The disposition of the chairs was functional and the overall dancing finale was touching. I confess to having read your interview and I agree with what Francesca and Cosimo said. I liked the question on the ideal audience, I partly identified with it.
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“Quartetto per oggetti” di Camilla Monga
Per una mente razionale, ciò che viene presentato é pura illogicitá. Se il movimento é impulso pensato e una sequenza é premeditazione, in Quartetto per oggetti veniamo posti di fronte ad una apparente, non del tutto presumo, illogicitá ed improvvisazione. Vari oggetti del quotidiano, oggetti che passano inosservati e dati per scontato, prendono vita in modi diversi dall’usuale. Purtroppo la performance risulta acerba, non strutturata, i cambi di ritmo sono funzionali e dinamici, nei momenti di massimo climax persino il pubblico ha timore della furia con cui si muovono i danzatori e con cui scagliano gli oggetti.
Sarebbe stato curioso vedere come si sarebbe sviluppato un finale senza le piccole ballerine. Simpatica la loro presenza ma non vorrei che fosse solo un escamotage per sopperire ad una mancanza di finale “adulto”.

For a rational mind, what is being presented is completely illogical. If movement is a thought-out impulse if and a sequence is premeditation, in Quartetto per oggetti we are faced with an apparent illogic and improvisation, though I presume this is not entirely the case. Various everyday objects, objects that go unnoticed and are taken for granted, become alive in unusual ways. Unfortunately, the performance appears acerbic, unstructured, the changes in rhythm are functional and dynamic, in the moments of maximum climax even the audience fears the fury with which the dancers move and throw the objects. It would have been interesting to see how the ending would have developed without the young dancers. Their presence was pleasant, but I wonder if it was simply an expedient to make up for the lack of an “adult” finale.
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“Blanks” di Ingrid Berger Myhre
Ingrid Berger Myhre porta in scena Blanks. Uno spettacolo simpatico che mostra come creare un connubio tra parola scritta e movimento. Se l’impianto scenico/luci/musicale é soddisfacente e il testo proiettato esilarante e geniale, non lo é altrettanto il movimento. I movimenti sembrano frutto di una non completezza di decisione. I gesti sono “non convinti” ma mostrano una delicatezza e purezza che spiazza. Salvo alcuni escamotage ben riusciti però i movimenti non riescono a comunicare al 100%.

Ingrid Berger Myhre brings Blanks to the stage. A pleasant performance, which shows how to combine written word and movement. Although the scenic/lighting/musical system is satisfactory and the projected text is exhilarating and brilliant, the movement isn’t quite so. The movements seem to be the result of a non-thorough decision. The gestures are “unconvinced”, though they show a refinement and a purity that are unsettling. However, except for a few well executed ploys, the movements are not able to communicate at 100%.

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