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Giselle roberta racis

1 settembre 2016 Commenti disabilitati su Audience Club 2016 | «Giselle» by Itamar Serussi & Chris Haring Views: 1185 Audience Club, News

Audience Club 2016 | «Giselle» by Itamar Serussi & Chris Haring

ABCDance continua ad ospitare i feedback, le opinioni e le riflessioni sparse dell’Audience Club di Bassano. Protagonista questa volta la Giselle di Balletto di Roma, firmata dai coreografi Itamar Serussi e Chris Haring. Focus del loro feedback: l’aspetto che più li ha colpiti in questa nuova versione del grande classico, e la loro conversazione post spettacolo con la danzatrice Roberta Racis.

Giselle roberta racis

A guidare spesso un incontro dell’Audience Club, dopo uno spettacolo, subito, o qualche giorno dopo, è il principio di libertà: nello scambio di feedback, guidato dall’affinità o dalla differenza di percezione o da immagini balzate alla mente, l’analisi dello spettacolo si struttura fino ad avere un quadro completo, che comprende:

  • Impressioni generali sullo spettacolo nella sua interezza: “Il primo atto mi ha colpito in quanto destrutturante e decostruttivo (della trama, dei personaggi, dei movimenti stessi). Del secondo atto mi ha colpito la conclusione con gli arabesque, sia la diagonale sia il movimento finale, in quanto ha reso, la fragilita’ e l’incertezza….il rischio.” – Noemi
  • L’uso dello spazio: “La cosa che più mi ha colpito è stato lo spazio scenico: un acquario di colori dove i corpi risaltavano quasi in 3D. Come in un set cinematografico.” – Federico
  • Il rapporto tra messa in scena e coreografia: “due le cose che vorrei indicare: il rapporto fra luci, scenografia e coreografia nella prima parte, nella quale le luci diventavano quasi una sostanza colorata che impregnava di sé la scena e i danzatori; nella parte curata da Chris Haring, la coreografia ripetuta dei danzatori che, in file parallele e a breve distanza fra loro, attraversavano la scena con movimenti fluidi e ripetitivi” – Nicola
  • I movimenti: il cadenzare della musica pareva scandire il “pesante” passo del danzatore, che perennemente teso e travagliato dai sentimenti negativi del secondo atto (angoscia, rabbia, follia, vendetta, amore tradito), appariva imprigionato sia come singolo individuo sia come gruppo in un’esecuzione preordinata e obbligata, avanzando e calcando il palcoscenico con un tenace e tribolato equilibrio di multipli e ripetitivi arabesques. – Elena
  • La musica: “In alcuni momenti ho trovato che la musica e il movimento si fondessero pienamente (per esempio all’inizio del secondo atto durante i movimenti ripetuti); percepivo che su un certo suono non si potesse che fare quel determinato movimento. Tanto da avere voglia di farlo anche io!” – Laura
  • I costumi e la coreografia: “Il momento dell’eliminazione del costume (garza?seconda pelle?tutù simbolico?) è stato fortissimo, quasi de-strutturante perché riportava i ballerini alla loro corporeità singolare e vulnerabile. L’abbraccio finale poi mi ha commossa nel profondo. La parte del secondo atto che ricordo di più è il cerchio con un centro variabile e potente. In generale si crea una immedesimazione impersonale, l’umanità dello spettatore contempla un’altra umanità che non capisce, non può etichettare, non può non amare.”

audience club roberta racis

L’analisi prosegue poi cambiando prospettiva: non si è più chiamati a formulare una suggestione, ma a trasformare una propria impressione in una domanda, da porre in questo caso a un’interprete: Roberta Racis del Balletto di Roma.
È stato molto approfondito in particolare il lavoro con i coreografi: “Roberta ci ha fatto capire come i coreografi hanno interpretato lo “spirito” della storia di Giselle, attualizzandola. I danzatori sono stati coinvolti in un lavoro di introspezione, che è stato spunto di partenza per alcuni momenti coreografici. E’ stato interessante conoscere la metodologia adottata dai coreografi, soprattutto quella di Itamar Serussi, che è partito da alcuni movimenti corporei per far scaturire degli stati d’animo, prima nei danzatori e poi nello spettatore” (Noemi).

“Il gruppo ha cercato insieme ai coreografi, dialogando con la partitura che veniva modificata, con il disegno delle luci”. (Livia)

“Mi ha molto colpito l’impegno che i coreografi hanno chiesto ai danzatori, a livello personale, fisico, emotivo”. (Federico)

“Mi ha sorpreso il racconto dell’interazione con Itamar Serussi, il coinvolgimento dei danzatori nella definizione della coreografia, che, allo stesso tempo, si sentivano guidati e spinti a superarsi di continuo, e lo spaesamento che sembrano aver provato alla richiesta di superare l’idea di equilibrio fisico”. (Nicola)

Un continuo superarsi che ritorna anche nel baricentro non solo degli interpreti, ma anche dell’intera creazione: “Attraverso esperimenti, improvvisazioni, cambi di prospettiva si è arrivati a mettere in scena un lavoro in cui la fragilità è parte della creazione (e quindi della vita), in cui la vulnerabilità dà ancora più slancio alla bellezza e in cui il trasporto dei danzatori porta a un coinvolgimento emotivo da parte dello spettatore. Il baricentro si è spostato. Non è più dove gli anni di danza classica hanno insegnato. Il baricentro cambia sempre e va ricercato ad ogni movimento ascoltando il corpo. Il proprio e quello degli altri. I ballerini sono diventati danzatori”. (Laura)

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