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bolle nardini

31 agosto 2016 Commenti disabilitati su Audience Club 2016 | Cie Ivan Pérez Avilés alle Bolle Nardini Views: 2984 Reviews

Audience Club 2016 | Cie Ivan Pérez Avilés alle Bolle Nardini

A seguire la creazione di Ivan Perez alle Bolle Nardini, tra il vasto pubblico, anche Sabrina e Nicola, due partecipanti all’Audience Club di Bassano, parte del progetto europeo Pivot Dance. L’Audience Club, attivo ormai dalla scorsa edizione di Operaestate Festival, segue performance e sharing in un’ottica di sviluppo di un metodo per la formulazione di feedback, consigli e opinioni su un lavoro artistico, ed affiancherà le coreografe coinvolte nel progetto durante il processo creativo. Qui le loro prime opinioni scritte sul lavoro di Ivan, visto al di fuori del calendario del progetto, ma importante poiché Ivan è proprio uno dei partecipanti del progetto Pivot.

5 ballerini, 5 corpi che con movimenti armoniosi e poetici danzano, si arrampicano, creando dei quadri con giochi di ombre e immagini riflesse nell’acqua. Una vera opera d’arte in questa cornice che è già di per sé un’opera d’arte, quella delle bolle Nardini, dove danza e architettura diventano un tutt’uno.
Noi, il pubblico, li seguiamo in questo viaggio itinerante: si muovono a loro agio, in assoluta libertà, come se avessero sempre abitato questi spazi, e spesso veniamo scrutati dai loro occhi attenti: ci sentiamo degli intrusi.
Molteplici le chiavi di lettura per questo progetto, oltre a quella che – secondo il programma di sala – ci vorrebbe proiettati nell’anno 3035, potremmo leggere l’attualità delle vicende dei migranti, della sofferenza e la drammaticità di un popolo che cerca di raggiungere la libertà affrontando ostacoli che non sono solo l’acqua, le onde o la tempesta, ma anche la diffidenza verso la loro “diversità”. Così i danzatori di Ivan vengono verso di noi, osservano con attenzione i nostri volti, forse il nostro abbigliamento, e ci danno l’impressione che abbiano la speranza che una mano gli venga tesa, mentre cercano – quasi a fatica – di uscire dall’acqua, o che qualcuno vada loro incontro. Forse nella loro ascesa con l’ascensore e nei loro corpi ammassati verso le bolle di vetro, cercavano altre vie verso la libertà.
Le luci si spengono. Iniziano gli applausi. Ma rimane il dubbio su chi sia veramente l’intruso, se noi o loro…
Sabrina

bolle nardini
Fermi sulla stretta passerella da cui si accede alla costruzione, in mezzo alla vasca d’acqua, gli spettatori guardano i cinque danzatori che, a coppie, in gruppo o singolarmente, scorrazzano fra i grandi alberi. Ad un tratto si allineano sul bordo della vasca, e le parti s’invertono: sono loro ad osservare gli spettatori. Lentamente entrano in acqua, e avanzano verso il pubblico, che si sente un po’ a disagio, vuoi per l’inversione dei ruoli, vuoi per il fatto di essere lì bloccati.
Nella coreografia ideata dagli INNE Ivan Perez per le Bolle Nardini il ruolo dello “spettatore” non sarà facile, poiché si sarà costantemente messi nel dubbio di dover agire: così, pochi attimi dopo essere entrati in acqua, quando i cinque danzatori arriveranno alla fila immobile di decine di spettatori, l’imbarazzo sarà evidente: rimanere fermi? fargli largo? Una signora allunga una mano e il giovane bagnato, con circospezione, timorosamente, accetta l’aiuto e sale sulla passerella, tra il pubblico. Lo stesso fanno gli altri, ma intanto si è invitati ad entrare nell’edificio, e i percorsi divergono: noi verso l’interno, gli interpreti verso il giardino.
Seduti nell’auditorium interrato si rimane a guardare il palco vuoto, per accorgersi che all’esterno, oltre la vetrata, un groviglio di braccia, gambe e teste rotola dall’alto giù dalla rampa erbosa: arrivati alla vetrata i cinque la tastano, ci si appiattiscono, sembrano volerla forzare: qualcuno dovrebbe alzarsi per farli entrare? Tre di loro rinunciano e risalgono velocemente fra gli alberi, che sembrano risucchiarli, mentre altri due tornano verso il giardino intessendo un passo a due ostacolato da un getto d’acqua scrosciante. Perché non gli abbiamo dato riparo?
All’uscita dai lussuosi spazi luccicanti delle Bolle ritroviamo i cinque interpreti nudi riversi nei pochi centimetri d’acqua: mentre noi passiamo si muovono a scatti, all’improvviso, quasi mossi da flutti invisibili. Quando anche l’ultimo di noi lascia la passerella loro, di nuovo in gruppo compatto, la percorrono per entrare nella scatola di cristallo della cremagliera e raggiungono la più alta delle ellissi d’acciaio e vetro. Di nuovo la coreografia si sviluppa a contatto delle vetrate curve sospese su di noi, ma ora non sembra vogliano forzare un limite: loro lì, in aria, ancora una volta ci guardano, ma questa volta da una posizione privilegiata. A noi non rimane che applaudire, convintamente.
Il programma della serata ci avvertiva che saremmo stati come intrusi fra ipotetici abitanti delle strutture disegnate da Fuksas grazie al mecenatismo della famiglia Nardini: Ivan Perez ci ha ricordato che tutti possiamo essere abitanti o intrusi. Il gruppo di danzatori, con i loro movimenti che cercano di raggiungerci attraversando un piccolo mare, una barriera di vetro, i corpi nudi riversi nell’acqua, richiamano le tragedie al largo delle nostre coste, così come possono evocare tanto altro, come capita con le opere d’arte più riuscite.
Nicola

#audienceclub

Foto: Operaestate Festival Veneto


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