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15 agosto 2016 Commenti disabilitati su Approfondimento | Incontrando Giselle. Intervista con Roberto Casarotto Views: 1175 In depth, Interviews

Approfondimento | Incontrando Giselle. Intervista con Roberto Casarotto

La versione inglese dell’intervista è’ disponibile a questo link: http://www.abcdance.eu/in-depth-meeting-giselle-interview-with-roberto-casarotto/


 

26 Luglio 2016, Giselle, Teatro Remondini, Bassano del Grappa – Operaestate Festival –

È una Giselle scalza quella danzata dal Balletto di Roma. Scalzi i danzatori che l’hanno incarnata e moltiplicata, con indosso costumi tinta carne, minimali e unisex. Scalza la scena, che si distingue in un bianco fondale per il primo atto e in un nero completo nel secondo atto. Nessuna prima ballerina in tutu e scarpette a punta ma una moltitudine di uomini e donne, ciascuno con la propria acconciatura: chi con la barba, chi con i baffi; chi con capelli ricci, chi con code di cavallo, chi con caschetti rosso fuoco.
Voluta da Roberto Casarotto, direttore artistico del Balletto di Roma, questa Giselle contemporanea sfida il nostro consolidato e nostrano immaginario che ha consacrato in Carla Fracci “l’eterna Giselle” e in questa piece “l’emblema del balletto perfetto” -come ha scritto Vittoria Ottolenghi – riconfigurandola in un modo nuovo. Una Giselle “scarnificata” da ogni orpello, che ci consegna uno spettacolo di grande essenzialità formale ed emozionale, che lascia prendere il largo alla visione, miscelando due diverse cifre coreutiche, in un colloquio ideale e mai interrotto tra primo e secondo atto. Itamar Serussi firma infatti la carnalità terrosa e naturale del primo atto, Chris Haring quella fantasmagorica e “cannibale” del secondo.
Del balletto ottocentesco brilla il cuore tematico, la trama “esistenziale”: l’innamoramento giocoso, la spensieratezza appassionata e innocente di Giselle, preda inconsapevole; la furia vendicatrice e predatrice delle Villi nel secondo. Ma in questa Giselle il maschile e il femminile si sono alleati nella battaglia comune per difendere e proteggere la vulnerabile purezza dell’amore dai morsi bestiali dei prepotenti. 

Qui la mia intervista con Roberto Casarotto.

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Chris Haring e Itamar Serussi. Photo by Matteo Carratoni

In qualità di Direttore artistico del Balletto di Roma hai commissionato la coreografia di questa Giselle a due diversi coreografi, Itamar Serussi e Chris Haring, assegnando loro rispettivamente il primo atto e il secondo atto. Perché due coreografi e perché proprio Itamar Serussi e Chris Haring? Perché Giselle?
Innanzitutto, perché sia con Chris che con Itamar ho un trascorso: ho vissuto un grande rapporto di fiducia e ho costruito nel tempo una modalità di dialogo e di collaborazione che mi ha permesso di sentirmi a mio agio nella gestione di questa idea e di questo progetto.
Perché due coreografi? Ho voluto prendere spunto da un classico e vedere quali valori un classico romantico potesse ispirare oggi, quali valori di quest’opera potessero in qualche modo essere attuali, attualizzabili, attualizzati. Quindi ho scelto Giselle perché nella sua natura è drammaturgicamente divisa in due atti: un atto che si svolge in un contesto molto terreno; e un secondo atto che invece si sviluppa in un immaginario di vita ultraterrena. Per cui ho voluto, seguendo quella che è una naturale drammaturgia, offrire ai danzatori ma anche agli spettatori, l’incontro con due universi stilistici, linguistici, artistici, molto contrapposti in un certo senso.
A Itamar Serussi ho affidato il primo atto perché trovo che la sua danza sia molto terrena, con una forza di gravità che spinge verso la terra. A Chris Haring ho affidato il secondo atto perché con il suo immaginario multilinguistico e multidisciplinare riesce sempre a creare degli universi quasi onirici o comunque surreali.

Giselle, primo atto. Photo by Nicola Cocco

Giselle, primo atto. Photo by Nicola Cocco

Ho voluto avere Peggy Olislaegers al mio fianco per sviluppare tutta una modalità di lavoro. E dunque ci siamo tutti avventurati, danzatori in primis, che sono quelli che si sono messi più un gioco di tutti, perché già nel processo creativo hanno affrontato e dovuto affrontare delle modalità di creazione diverse da quelle a cui non sono abituati; loro sono abituati spesso ad arrivare in sala e ad avere qualcuno che passa o che costruisce per loro delle coreografie. In questo caso invece si sono trovati ad essere co-creatori, guidati comunque dall’autorevolezza di due autori molto particolari e originali nel loro modo di approcciare Giselle. Si sono messi in gioco in prima persona e hanno contribuito artisticamente a quello che abbiamo visto.
La cosa più affascinante per me è stata vedere come perdendoci nelle traduzioni, dovute proprio al fatto che parliamo diverse lingue, si sia dovuto cercare un linguaggio per la pratiche artistiche e questa è stata una delle esperienze più affascinanti di questa avventura; cioè dare un linguaggio ad una pratica, costruire una modalità per rendere sostenibile questo spettacolo quando gli autori ritorneranno nei loro contesti di lavoro; avere comunque degli strumenti che consentano al Maitre de ballet di tenere vivo un processo perché loro hanno letteralmente costruito delle strutture dentro le quali ci sono gran parte del materiale fissato, ma anche degli spazi per creare delle composizioni istantanee: qualcosa di straordinariamente innovativo per dei danzatori che escono da un training più accademico. E in questo vedo veramente il potenziale per una crescita esponenziale per questa compagnia.

Giselle, secondo atto. Photo by Nicola Cocco

Giselle, secondo atto. Photo by Matteo Carratoni

In qualità di responsabile dei progetti internazionali di danza per Operaestate Festival hai seguito il progetto Dance Well e recentemente hai proposto con questi danzatori una Giselle al Parco di Villa Rossi a Santorso.
Sì, lì con il progetto Dance Well stiamo cercando di creare, un po’ come sta avvenendo con altri progetti, l’Audience Club ad esempio, dei contesti in cui offriamo ai membri della nostra comunità, delle possibilità di incontro, di ricerca, di dialogo, con delle proposte artistiche che poi in qualche modo queste persone possono incontrare all’interno del programma del Festival. Sapendo che sarebbe venuta la Giselle del Balletto di Roma ho voluto proporre agli insegnanti di Dance Well un percorso che ha fatto sì che i nostri danzatori cominciassero a visionare dei video di Giselle creati in passato – come ad esempio quella di Mats Ek – studiassero la partitura musicale, e costruissero dei loro linguaggi relativi ai diversi quadri che costituiscono Giselle. E questo -ascoltavo dei commenti proprio di alcuni di loro questa sera, ha permesso loro di accedere con un certo tipo di raffinato sguardo all’atto primo e all’atto secondo del Balletto di Roma. Una signora prima mi diceva come ha riconosciuto durante tutto il primo atto le varie melodie di Giselle, reinterpretate dal compositore di Itamar Serussi con degli inserimenti di suoni, di spari e così via. fatto che avessero avuto modo di ascoltare la partitura originale e di vedere diversi allestimenti della Giselle, ha permesso loro poi di entrare in maniera forse più profonda nella proposta artistica di questa sera. E questo trovo sia fondamentale in quello che è un macro progetto di proposta della cultura della danza, in un territorio dove la danza contemporanea è arrivata molto recentemente.

Photo by Nicola Cocco

Photo by Nicola Cocco

Chi è Giselle per te oggi?
Secondo me c’è Giselle in tutti noi. Nel senso che, appunto, è un discorso che ci ha molto appassionato, al punto che abbiamo invitato anche alcuni scrittori ad inviarci dei testi e dei commenti critici. Abbiamo chiesto loro qual è il cuore di Giselle e quali valori può ispirare oggi Giselle. Leggendo questi contributi, e vedendo gli artisti al lavoro, vedendo come i danzatori stessi hanno interpretato i diversi task proposti mi sono reso conto di come in un certo senso questi valori del balletto romantico, l’amore, l’essere traditi, il morire per amore, eccetera, siano molto attuali, siano molto vicini a quello che è il vivere quotidiano. Questa è una Compagnia composta da dei ventenni ed è per me affascinante vedere come questi giovani si approccino alla vita. Insieme ai danzatori abbiamo discusso di fatti di cronaca: delle guerriere curde che combattono l’Isis piuttosto che degli attentati, di quei drammi della nostra contemporaneità che sono vissuti da loro coetanei e che, in qualche modo, possiamo ritrovare anche nei sentimenti di Giselle.

Anna Trevisan

GISELLE
Coreografie: Itamar Serussi Sahar e Chris Haring / Liquid Loft
Concept development: Peggy Olislaegers
Musica:  Adolple Adam
Rielaborazioni musicali: Richard van Kruysdijk, Andreas Berger
Interpreti: Marcos Becerra, Francesco Saverio Cavaliere, Roberta De Simone, Siro Guglielmi, Fabio Novembrini, Luca Pannacci, Valentina Pierini, Eleonora Pifferi, Roberta Racis, Raffaele Scicchitano
Maître de ballet: Ludovic Party
 
 

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